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Caro Direttore, ho appena
terminato di leggere il 'supplemento' di inchiesta sull’8 per mille
alla Chiesa cattolica italiana pubblicato su Repubblica di mercoledì 3
ottobre a firma di Curzio Maltese e ho provato un tale senso di
ingiustizia, che mi sono precipitato a scriverle, sperando che mi
passi. Il lettore sprovveduto che legge un articolo così penserà come
minimo che noi preti sfruttiamo lo Stato che, con noi, ha tutto da
perdere. Non potendo e non volendo prendere in considerazione l’intero
articolo, mi permetto di far notare semplicemente alcune cose.
Sono
parroco da 16 anni della attedrale di Canosa di Puglia, considerata
dallo Stato un monumento nazionale di straordinario importanza e
bellezza, quindi visitato da una folta schiera di turisti italiani e
no, soprattutto tedeschi e francesi. Il sottoscritto e il mio vice
parroco garantiamo l’apertura della chiesa, tutti i giorni, per circa
(e vado per difetto) 11 ore, mattina e sera. Siamo gli addetti alla
sicurezza, alle pulizie (coadiuvati da una impresa e da diversi
volontari), alla custodia...
E mi creda: tutte le feste,
comandate e no, civili e religiose. Premetto che io e il mio vicario
siamo diventati sacerdoti e con grande entusiasmo continuiamo ad
esserlo, per amore di Dio e della sua Chiesa, per cui non dimentichiamo
mai che la priorità va assolutamente data al servizio dei fratelli.
Certe volte ho provato a calcolare quanto lo Stato avrebbe speso,
quanto personale impiegato per garantire l’apertura e la fruizione del
nostro 'monumento'! Le assicuro che, come noi, tanti altri sacerdoti,
religiosi... hanno, per così dire, il doppio lavoro!?!
Sicuramente lei sa che il 'sostentamento' che riceviamo dallo Stato è
di circa 700 euro, per me che sono parroco. Dovrei prendere circa altri
duecento euro dalla parrocchia ma – e so con certezza di non essere il
solo – ci rinuncio perché ci sono altre necessità pastorali. Ora,
sicuramente continueremo ad assicurare con grande entusiasmo il nostro
servizio pastorale e di 'custodia', ma per lo meno non fateci sentire
in colpa! Mi sento anche tirato per 'il colletto' in questa polemica,
anche perché la nostra Cattedrale ha usufruito sia dell’8 per mille
dello Stato per il restauro conservativo, che dei fondi Cei per il
restauro di alcuni manufatti. Non mi sembra che il denaro pubblico sia
stato, così, sperperato e vi assicuro che senza questi interventi non
avremmo mai potuto garantire i lavori realizzati.
Cordialità.
Don Felice Bacco, Canosa di Puglia, "Avvenire" del 6 ottobre 2007
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