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«Fuori, hai offeso Ferrara». D’accordo, e quando offendevano il Papa? |
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domenica 09 dicembre 2007 |
 Non potrà prendersela con il Vaticano, il più sopravvalutato dei
comici italioti, Daniele Luttazzi. A farlo fuori da La7
è stato, venerdì sera sul far della mezzanotte, un editto non bulgaro
ma telecomico (da Telecom) a scoppio ritardato, riferendosi alla
puntata di Decameron di sabato primo dicembre, otto giorni fa, quando
Luttazzi avrebbe ‘gravemente insultato e offeso Giuliano Ferrara’.
Decameron era già stato colato a picco dai critici per la sua
imbarazzante mediocrità e la volgarità da trivio. L’editto però
sentenzia che della ‘libertà creativa era necessario
fare un uso responsabile’, rimproverando a Luttazzi ‘espressioni
palesemente in contrasto con la satira’, che ‘si configurano come una
provocazione alla dignità e all’onore personale di un nostro
collaboratore’. Brava Telecom. La satira non è dunque una divinità
intoccabile.
Ma come la mettiamo con ‘la dignità e l’onore personale’ di altri
personaggi, ad esempio Sua Santità, dignità ed onore triturati sempre
su La7 da un Maurizio Crozza? Papa
Ratzinger, come Ernesto Calindri nei panni dell’infallibile commissario
Rock del carosello del Cynar (‘Commissario, lei non sbaglia mai!’), si
leva lo zucchetto, sorride e spiega: anch’io ho commesso un errore, non
sono un collaboratore della tv di Telecom.
di UMBERTO FOLENA, “Avvenire” del 9 dicembre 2007
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