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Sabato - 22
dicembre 2007
1Sam 1,24-28; Cant. 1Sam 2; Lc 1,46-55
L'anima mia magnifica il
Signore
Liberazione
Santo è il tuo
nome, Signore! Tollererai ancora a lungo che
il nome e la condizione di tanti figli
della terra siano abbandonati al
disprezzo e all'oppressione? Su di noi
che ci accontentiamo di accumulare beni e di gioire dell'eccesso dei
nostri profitti, stendi, Signore, la tua misericordia perché in noi
siano sollecitati il movimento del dono, la decisione della condivisione e la
volontà di sradicare il male della miseria che sbeffeggia e insulta l'umanità! Eccomi, Signore, per esaltarti e cantare a te e per
unire la mia azione alla liberazione da
te intrapresa nell'umanità. Marana
thà, vieni Signore Gesù!
Grandi
cose ha fatto in me l’Onnipotente.
Dal
vangelo secondo Luca (Lc 1,46-55)
46 Allora Maria disse:
«L'anima mia magnifica il Signore 47
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
48 perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte
le generazioni mi chiameranno beata.
49 Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome:
50 di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono.
51 Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro
cuore;
52 ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;
53 ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi.
54 Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
55 come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre».
Medita
(p. Lino Pedron)
Questo cantico è molto vicino a
quello che intonerà Gesù quando, esultando nello Spirito Santo, scoprirà che la
benevolenza del Padre si rivela ai piccoli (Lc 10, 21-22). Maria esalta l'opera
di salvezza che Dio sta realizzando tra gli uomini.
Questo inno si sviluppa come un
mosaico di citazioni e di allusioni bibliche, che trova un parallelo nel
cantico di Anna (1Sam 2, 1-10), considerato generalmente come la sua fonte
principale sia dal punto di vista della situazione che della tematica e della
formulazione. Qualche esegeta suggerisce di leggere questo cantico di Maria
sullo sfondo della grande liberazione dell'Esodo e in particolare del celebre
Cantico del mare (Es 15, 1-18.21). Maria canta la grandezza di Dio. Riconosce
che Dio è Dio. La conseguenza della scoperta di Dio grande nell'amore è l'esultanza
dello spirito. La scoperta dell'amore immenso di Dio per noi vince la paura. Chi conosce il
vero Dio, gioisce della sua stessa gioia.
Il motivo del dono di Dio a Maria
non è il suo merito, ma il suo demerito, la sua umiltà (da humus=terra,
parola da cui deriva anche "uomo"). Maria è il nulla assoluto, che solo è in
grado di ricevere il Tutto.
Dio è amore. L'amore è dono. Il
dono è tale solo nella misura in cui non è meritato. Dio quindi è accolto in
noi come amore e dono solo nella misura della coscienza del nostro demerito,
della nostra lontananza, della nostra piccolezza e umiltà oggettive. Maria è il
primo essere umano che riconosce il proprio nulla e la propria distanza
infinita da Dio in modo pieno e assoluto. Il merito fondamentale di Maria è la
coscienza del proprio demerito: ella riconosce la propria infinita nullità. Per
questo, giustamente, la Chiesa
proclama Maria esentata dal peccato originale, che consiste nella menzogna
antica che impedisce all'uomo questa umiltà fiduciosa, che dovrebbe essere
tipica della creatura (cfr Sal 131). L'umiltà di Maria non è quella virtù che
porta ad abbassarsi. La sua non è virtù, ma la verità essenziale di ogni
creatura, che lei riconosce e accetta: il proprio nulla, il proprio essere
terra-terra. Tutte le generazioni gioiranno con lei della sua stessa gioia di
Dio, perché in lei l'abisso di tutta l'umanità è stato colmato di luce e si è
rivelato come capacità di concepire Dio, il Dono dei doni. Dio è amore
onnipotente. Lo ha mostrato donando totalmente se stesso. Il suo nome (la sua
persona) è conosciuto e glorificato tra gli uomini perché Dio stesso santifica
il suo nome rivelandosi e donandosi al povero. Maria sintetizza in una sola
parola tutti gli attributi di colui che ha già chiamato Signore, Dio,
Salvatore, Potente, Santo: il nome di Dio è Misericordia. Dio è amore che non
può non amare. E' misericordia che non può non sentire tenerezza verso la
miseria delle sue creature. San Clemente di Alessandria afferma che "per la sua
misteriosa divinità Dio è Padre. Ma la tenerezza che ha per noi lo fa diventare
Madre. Amando, il Padre diventa femminile" (Dal Quis dives salvetur, 37,
2).
Maria descrive la storia biblica
della salvezza in sette azioni di Dio. La descrizione con i verbi al passato
significa quello che Dio ha già fatto nell'Antico Testamento, ma anche quello
che ha compiuto nel Nuovo, perché il Cantico, composto dalla comunità
cristiana, canta l'operato di Dio alla luce della risurrezione di Cristo già
avvenuta.A proposito di questa rivoluzione operata da Dio, che rovescia i
potenti dai troni e manda a mani vuote i ricchi, notiamo che anche questa è un'opera
grandiosa e commovente della misericordia di Dio: quando il potente cade nella
polvere e il sazio prova l'indigenza, essi sono posti nella condizione per
essere rialzati e saziati da Dio. Nell'esperienza del vuoto e nel crollo degli
idoli, l'uomo si trova nella condizione migliore per cercare Dio. In Maria è
presente Dio fatto uomo. In lui si realizzano le promesse di Dio. E' per la
fede in Cristo che si è discendenza di Abramo (Lc 3, 8). Il compimento della
promessa fatta da Dio ad Abramo è definitivo: "In te si diranno benedette tutte
le famiglie della terra" (Gen 12, 3).
Prega
Signore della misericordia e
della fedeltà, tu hai messo sulle labbra di due madri, Anna e Maria, la preghiera della lode e del ringraziamento e
hai fatto germogliare nel loro cuore la gioia, frutto della tua visita amorosa e paterna:
concedi anche a noi, desiderosi di percorrere lo stesso cammino, di scoprire
nella preghiera l'atteggiamento della lode riconoscente, per i molteplici benefici
che tu ci elargisci senza nostro merito, e quello del ringraziamento gioioso
per le meraviglie che tu continuamente ci fai pregustare nella Chiesa e a
contatto con i nostri fratelli di fede. Ti chiediamo, inoltre, che ognuno di noi possa riscrivere nella sua
vita il proprio Magnificat sul modello
di quello scritto da Maria, perché possiamo scoprire nella preghiera che le ricchezze che tu ci hai affidato sono
molto più numerose delle nostre povertà, e che i doni che hai posto nelle
nostre mani e in quelle dei nostri fratelli sono un segno che tu sempre hai
cura di noi con amore di Padre. Marana thà, vieni Signore Gesù!
Fate quello che vi dirà
Per vivere da discepolo di Gesù... Se sono una mamma,
consacrerò con profonda gioia, i miei figli a Maria, perché li custodisca
sempre nell'amicizia con Gesù. Farò quest'atto di consacrazione nel tempio del
Signore, dinanzi alla statua della Madonna.
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