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Domenica - 23
dicembre
IV Domenica di Avvento
Is 7,10-14; Sal 23; Rm 1,1-7; Mt 1,18-24
Ecco, viene il Signore,
re della gloria
Erede
Figlio dell'umanità erede
della nostra storia, nato dalla carne delle
nostre paure e dei nostri desideri, Figlio
dell'impossibile, figlio del cielo, figlio della terra, erede unico del
Soffio di Dio e del soffio dell'uomo, Messia di Dio che unisci, di Dio, la
potenza e dell'uomo, la debolezza, Amore di Dio dato in modo visibile attraverso l'umana benevolenza, Promessa di Dio bellezza umana futura, Gesù,
fratello nostro, Gesù, Dio nostro, a te la
nostra fede e la speranza della
nostra vita! Marana thà,
vieni Signore Gesù!
Gesù
nascerà da Maria, sposa di Giuseppe, della stirpe di Davide.
Dal
vangelo secondo Matteo (Mt
1,18-24)
18 Ecco come avvenne
la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe,
prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito
Santo. 19 Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva
ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. 20 Mentre però stava
pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e
gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria,
tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. 21
Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo
popolo dai suoi peccati». 22 Tutto questo avvenne perché si
adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: 23
Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi. 24 Destatosi
dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese
con sé la sua sposa, 25 la quale, senza che egli la conoscesse,
partorì un figlio, che egli chiamò Gesù.
Medita
(d. Paolo Curtaz)
Come Giuseppe, giusti e sognatori
Ultimo atto del nostro
mini-cammino di conversione: dopo esserci chiesti se Dio sia già nato nei
nostri cuori, dopo avere indagato su dove ci stia portando il nostro cammino ed
eventualmente corretto la rotta, abbiamo incontrato la grande figura di
Giovanni che - malgrado l'apparenza fallimentare e nascosta del Messia - viene
invitato a guardare ai segni di salvezza che il Signore dissemina nella nostra
vita.
Ed oggi, a poche ore dalla grande notte, la Parola di presenta un secondo straordinario
personaggio che vive l'attesa: Giuseppe di Nazareth. Povero Giuseppe, quante
gliene sono successe nella vita! Dapprima Dio che gli ruba la ragazza, poi la
fatica - lui falegname abituato a pialla e chiodi - di dover capire un bambino
così straordinariamente ordinario ed una moglie (amatissima) tutta avvolta dal
Mistero. Infine ci siamo messi anche noi cristiani a riempire i buchi che il
vangelo lascia ampiamente scoperti, come se non bastasse ciò che oggi Matteo ci racconta di Giuseppe, inventandoci un'improbabile
figura del silenzioso falegname di Nazareth per soddisfare la nostra curiosità.
Di lui - oggi - ci vengono dette tre cose. Anzitutto Matteo
inizia il suo Vangelo con una sterminata genealogia (che probabilmente il
vostro "don" ha tagliato per non allungare i tempi della messa!) con tutta una
serie di nomi che ai bazzicatori di Scrittura dicono molto: da Abramo fino a
Davide, fino a Giuseppe. In mezzo troviamo nomi di santi e peccatori, grandi
personaggi ed illustri sconosciuti, come a dire che Giuseppe è uno della
promessa, uno che viene raggiunto dall'ostinata volontà di Dio di salvare il
mondo attraverso l'esperienza povera e travolgente di Israele. Di più: Giuseppe
è uno dei nostri, di radici nobili - annovera il re Davide fra gli avi - ma
semplice e povero come i più. Nella
logica di Dio non servono masters e premi nobel per essere collaboratori della
salvezza. Dio viene nel mondo, dunque, stanco di essere frainteso, convinto di
potersi dire più chiaramente a questa ottusa umanità che continuamente
abbraccia gli idoli della propria adolescenziale emotività. E gli serve aiuto:
Maria, Giuseppe, gente semplice, gente vera e disponibile. Tra Maria e Giuseppe
c'è amore, Matteo solo pudicamente,
come Luca, ci dice del loro rapporto. Sono "promessi sposi", cioè più che
fidanzati nella cultura di Israele. Per un anno - fidanzati - potevano vivere
coniugalmente senza però coabitare. Perciò l'unico che sapeva che quel figlio
non era suo era proprio lui, Giuseppe. Osiamo immaginarci la notte insonne di
Giuseppe che viene a sapere della gravidanza di Maria? Cos'avrà pensato di lei?
Quanta sofferenza e dolore nel suo cuore... dunque si era sbagliato a stimare
questa ragazza di Nazareth? La legge chiedeva che Maria venisse denunciata e -
di conseguenza - condannata a lapidazione. Giuseppe la ama, vuole salvarla,
trova un escamotage: dirà che è stufo di lei, la ripudierà dicendo che non la
vuole più in moglie, salvandole la vita e l'onore. Matteo
- da buon ebreo - descrive questo atteggiamento come "giusto". Giuseppe è "giusto",
cioè irreprensibile, autentico, onesto, di alto profilo; non giudica secondo le
apparenze, pur ferito a morte, sa superare il suo orgoglio e usa misericordia
verso la donna che ama. "Giusto" come i giusti dell'antico testamento, come i
pii davanti a Dio, come i retti di cuore che tanto la Scrittura loda. E -
durante la notte - il sogno, l'invito a fidarsi, a dare una improbabile chiave
di lettura a questi eventi che significa abbracciare l'inaudito di Dio. E -
leggete, ve ne prego! - Giuseppe si sveglia e dà retta all'angelo e prende con
sé la follia di Dio. Grande, immenso Giuseppe. Quante cose ci dici, oggi,
quanti suggerimenti ci dai tu, uomo abituato alle poche parole e a stare
defilato e che pure sei stato scelto come tutore e custode di Dio. Giuseppe ci
insegna anzitutto che Dio - lui sí - è fedele, che mantiene le promesse di
salvezza, anche se queste promesse, alle volte, devono attraversare i cuori e
storie di molte generazioni prima di potersi realizzare. Giuseppe ci insegna ad
essere giusti, retti, a non giudicare secondo le apparenze, a lasciar perdere
questa mania dell'apparire e dello stupire a tutti i costi, ad avere più
tenerezza che giustizia, a saper intravedere il mistero anche dietro le vicende
all'apparenza più evidenti. Giuseppe c'insegna ad avere il coraggio del sogno,
in questo mondo disincantato e cinico; lui, grande sognatore, vive l'interezza
della sua vita dietro ad un sogno, piega la sua volontà e il suo destino alla
volontà sorniona ed impudente di Dio che gli chiede di mettersi da parte per lasciare
spazio al suo inaudito progetto di incarnazione.
Prega
Non permettere mai, Signore,
che non ci accorgiamo dei segni preziosi
della tua presenza. Sei tu
stesso che ce li dai, non permettere che li rifiutiamo, per timore di impegnarci sulla vita della fede. Rafforza e
custodisci in noi, invece, la fede obbediente del giusto Giuseppe. Marana
thà, vieni Signore Gesù!
Fate quello che vi dirà
Per vivere da discepolo di Gesù... Ogni volta che mi accosto
al sacramento della penitenza, il Padre celeste, nella sua misericordia, viene
a salvarmi. "Ti riprenderò con immenso amore" (Is 54,7). Nella
prossimità del santo Natale mi confesserò. A Maria, Madre della
Riconciliazione, affido la mia conversione.
Per la lettura spirituale
Dalle «Lettere» di
san Leone Magno, papa (Lett. 31, 2-3; Pl 54, 791-793)
Non giova nulla affermare che il
nostro Signore è figlio della beata Vergine Maria, uomo vero e perfetto, se non
lo si crede uomo di quella stirpe di cui si parla nel Vangelo. Scrive Matteo: « Genealogia di Gesù Cristo figlio di
Davide, figlio di Abramo» (Mt 1, 1). Segue l'ordine della discendenza umana con
tutte le generazioni fino a Giuseppe, al quale era sposata la Madre del Signore. Luca
invece, percorrendo a ritroso la successione delle generazioni, risale al capo
stesso del genere umano per dimostrare che il primo Adamo e l'ultimo sono della
stessa natura.
Certo l'onnipotenza del Figlio di
Dio, per istruire e giustificare gli uomini, avrebbe potuto manifestarsi come
già si era manifestata ai patriarchi e ai profeti, sotto l'aspetto di uomo,
come quando affrontò la lotta con Giacobbe o dialogò o accettò l'accoglienza di
ospite o mangiò persino il cibo imbanditogli. Ma quelle immagini erano soltanto
segni di questo uomo che, come preannunziavano i mistici segni, avrebbe assunto
vera natura dalla stirpe dei patriarchi che lo avevano preceduto.
Nessuna figura poteva realizzare
il sacramento della nostra riconciliazione, preparato da tutta l'eternità,
perché lo Spirito santo non era ancora disceso sulla Vergine, né la potenza
dell'Altissimo l'aveva ancora ricoperta della sua ombra. La Sapienza non si era
ancora edificata la sua casa nel seno immacolato di Maria. Il Verbo non si era
ancora fatto carne. Il Creatore dei tempi non era ancora nato nel tempo, unendo
in sé in una sola persona la natura di Dio e la natura del servo. Colui per
mezzo del quale sono state fatte tutte le cose, doveva egli stesso essere
generato fra tutte le altre creature.
Se infatti questo uomo nuovo,
fatto a somiglianza della carne del peccato (cfr. Rm 8, 3), non avesse assunto
il nostro uomo vecchio, ed egli, che è consostanziale con il Padre, non si
fosse degnato di essere consostanziale anche con la Madre e se egli, che è il
solo libero dal peccato, non avesse unito a sé la nostra natura umana, tutta
quanta la natura umana sarebbe rimasta prigioniera sotto il giogo del diavolo.
Noi non avremmo potuto aver parte alla vittoria gloriosa di lui, se la vittoria
fosse stata riportata fuori della nostra natura.
In seguito a questa mirabile
partecipazione alla nostra natura rifulse per noi, il sacramento della
rigenerazione, perché, in virtù dello stesso Spirito da cui fu generato e
nacque Cristo, anche noi, che siamo nati dalla concupiscenza della carne,
nascessimo di nuovo di nascita spirituale. Per questo l'evangelista dice dei
credenti. «Non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio
sono stati generati» (Gv 1, 13).
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