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Convento "Santa Maria degli Angeli" San Bartolomeo in Galdo (BN)
 
oggi è giovedì 08 gennaio 2009,   S. MASSIMO, S. SEVERINO
 
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domenica 23 dicembre 2007

Domenica - 23 dicembre
IV  Domenica di Avvento

Is 7,10-14; Sal 23; Rm 1,1-7; Mt 1,18-24
Ecco, viene il Signore, re della gloria

Erede

  Figlio dell'umanità erede della nostra storia, nato dalla carne delle nostre paure e dei nostri desideri, Figlio dell'impossibile, figlio del cielo, figlio della terra, erede unico del Soffio di Dio e del soffio dell'uomo, Messia di Dio che unisci, di Dio, la potenza e dell'uomo, la debolezza, Amore di Dio dato in modo visibile attraverso l'umana benevolenza, Promessa di Dio bellezza umana futura, Gesù, fratello nostro, Gesù, Dio nostro, a te la nostra fede e la speranza della nostra vita! Marana thà, vieni Signore Gesù!

Gesù nascerà da Maria, sposa di Giuseppe, della stirpe di Davide.

Dal vangelo secondo Matteo (Mt 1,18-24)

18 Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19 Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. 20 Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. 21 Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». 22 Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: 23 Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi. 24 Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, 25 la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù.

Medita
(d. Paolo Curtaz)

Come Giuseppe, giusti e sognatori

  Ultimo atto del nostro mini-cammino di conversione: dopo esserci chiesti se Dio sia già nato nei nostri cuori, dopo avere indagato su dove ci stia portando il nostro cammino ed eventualmente corretto la rotta, abbiamo incontrato la grande figura di Giovanni che - malgrado l'apparenza fallimentare e nascosta del Messia - viene invitato a guardare ai segni di salvezza che il Signore dissemina nella nostra vita.
  Ed oggi, a poche ore dalla grande notte, la Parola di presenta un secondo straordinario personaggio che vive l'attesa: Giuseppe di Nazareth. Povero Giuseppe, quante gliene sono successe nella vita! Dapprima Dio che gli ruba la ragazza, poi la fatica - lui falegname abituato a pialla e chiodi - di dover capire un bambino così straordinariamente ordinario ed una moglie (amatissima) tutta avvolta dal Mistero. Infine ci siamo messi anche noi cristiani a riempire i buchi che il vangelo lascia ampiamente scoperti, come se non bastasse ciò che oggi Matteo ci racconta di Giuseppe, inventandoci un'improbabile figura del silenzioso falegname di Nazareth per soddisfare la nostra curiosità. Di lui - oggi - ci vengono dette tre cose. Anzitutto Matteo inizia il suo Vangelo con una sterminata genealogia (che probabilmente il vostro "don" ha tagliato per non allungare i tempi della messa!) con tutta una serie di nomi che ai bazzicatori di Scrittura dicono molto: da Abramo fino a Davide, fino a Giuseppe. In mezzo troviamo nomi di santi e peccatori, grandi personaggi ed illustri sconosciuti, come a dire che Giuseppe è uno della promessa, uno che viene raggiunto dall'ostinata volontà di Dio di salvare il mondo attraverso l'esperienza povera e travolgente di Israele. Di più: Giuseppe è uno dei nostri, di radici nobili - annovera il re Davide fra gli avi - ma semplice e povero come i più. Nella logica di Dio non servono masters e premi nobel per essere collaboratori della salvezza. Dio viene nel mondo, dunque, stanco di essere frainteso, convinto di potersi dire più chiaramente a questa ottusa umanità che continuamente abbraccia gli idoli della propria adolescenziale emotività. E gli serve aiuto: Maria, Giuseppe, gente semplice, gente vera e disponibile. Tra Maria e Giuseppe c'è amore, Matteo solo pudicamente, come Luca, ci dice del loro rapporto. Sono "promessi sposi", cioè più che fidanzati nella cultura di Israele. Per un anno - fidanzati - potevano vivere coniugalmente senza però coabitare. Perciò l'unico che sapeva che quel figlio non era suo era proprio lui, Giuseppe. Osiamo immaginarci la notte insonne di Giuseppe che viene a sapere della gravidanza di Maria? Cos'avrà pensato di lei? Quanta sofferenza e dolore nel suo cuore... dunque si era sbagliato a stimare questa ragazza di Nazareth? La legge chiedeva che Maria venisse denunciata e - di conseguenza - condannata a lapidazione. Giuseppe la ama, vuole salvarla, trova un escamotage: dirà che è stufo di lei, la ripudierà dicendo che non la vuole più in moglie, salvandole la vita e l'onore. Matteo - da buon ebreo - descrive questo atteggiamento come "giusto". Giuseppe è "giusto", cioè irreprensibile, autentico, onesto, di alto profilo; non giudica secondo le apparenze, pur ferito a morte, sa superare il suo orgoglio e usa misericordia verso la donna che ama. "Giusto" come i giusti dell'antico testamento, come i pii davanti a Dio, come i retti di cuore che tanto la Scrittura loda. E - durante la notte - il sogno, l'invito a fidarsi, a dare una improbabile chiave di lettura a questi eventi che significa abbracciare l'inaudito di Dio. E - leggete, ve ne prego! - Giuseppe si sveglia e dà retta all'angelo e prende con sé la follia di Dio. Grande, immenso Giuseppe. Quante cose ci dici, oggi, quanti suggerimenti ci dai tu, uomo abituato alle poche parole e a stare defilato e che pure sei stato scelto come tutore e custode di Dio. Giuseppe ci insegna anzitutto che Dio - lui sí - è fedele, che mantiene le promesse di salvezza, anche se queste promesse, alle volte, devono attraversare i cuori e storie di molte generazioni prima di potersi realizzare. Giuseppe ci insegna ad essere giusti, retti, a non giudicare secondo le apparenze, a lasciar perdere questa mania dell'apparire e dello stupire a tutti i costi, ad avere più tenerezza che giustizia, a saper intravedere il mistero anche dietro le vicende all'apparenza più evidenti. Giuseppe c'insegna ad avere il coraggio del sogno, in questo mondo disincantato e cinico; lui, grande sognatore, vive l'interezza della sua vita dietro ad un sogno, piega la sua volontà e il suo destino alla volontà sorniona ed impudente di Dio che gli chiede di mettersi da parte per lasciare spazio al suo inaudito progetto di incarnazione.

Prega

  Non permettere mai, Signore, che non ci accorgiamo dei segni preziosi  della tua presenza.  Sei tu stesso che ce li dai, non permettere che li rifiutiamo, per timore di  impegnarci sulla vita della fede. Rafforza e custodisci in noi, invece, la fede obbediente del giusto Giuseppe. Marana thà, vieni Signore Gesù!

 

Fate quello che vi dirà

Per vivere da discepolo di Gesù... Ogni volta che mi accosto al sacramento della penitenza, il Padre celeste, nella sua misericordia, viene a salvarmi. "Ti riprenderò con immenso amore" (Is 54,7). Nella prossimità del santo Natale mi confesserò. A Maria, Madre della Riconciliazione, affido la mia conversione.

 

Per la lettura spirituale

Dalle «Lettere» di san Leone Magno, papa  (Lett. 31, 2-3; Pl 54, 791-793)

  Non giova nulla affermare che il nostro Signore è figlio della beata Vergine Maria, uomo vero e perfetto, se non lo si crede uomo di quella stirpe di cui si parla nel Vangelo. Scrive Matteo: « Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo» (Mt 1, 1). Segue l'ordine della discendenza umana con tutte le generazioni fino a Giuseppe, al quale era sposata la Madre del Signore. Luca invece, percorrendo a ritroso la successione delle generazioni, risale al capo stesso del genere umano per dimostrare che il primo Adamo e l'ultimo sono della stessa natura. 

  Certo l'onnipotenza del Figlio di Dio, per istruire e giustificare gli uomini, avrebbe potuto manifestarsi come già si era manifestata ai patriarchi e ai profeti, sotto l'aspetto di uomo, come quando affrontò la lotta con Giacobbe o dialogò o accettò l'accoglienza di ospite o mangiò persino il cibo imbanditogli. Ma quelle immagini erano soltanto segni di questo uomo che, come preannunziavano i mistici segni, avrebbe assunto vera natura dalla stirpe dei patriarchi che lo avevano preceduto.

  Nessuna figura poteva realizzare il sacramento della nostra riconciliazione, preparato da tutta l'eternità, perché lo Spirito santo non era ancora disceso sulla Vergine, né la potenza dell'Altissimo l'aveva ancora ricoperta della sua ombra. La Sapienza non si era ancora edificata la sua casa nel seno immacolato di Maria. Il Verbo non si era ancora fatto carne. Il Creatore dei tempi non era ancora nato nel tempo, unendo in sé in una sola persona la natura di Dio e la natura del servo. Colui per mezzo del quale sono state fatte tutte le cose, doveva egli stesso essere generato fra tutte le altre creature.

  Se infatti questo uomo nuovo, fatto a somiglianza della carne del peccato (cfr. Rm 8, 3), non avesse assunto il nostro uomo vecchio, ed egli, che è consostanziale con il Padre, non si fosse degnato di essere consostanziale anche con la Madre e se egli, che è il solo libero dal peccato, non avesse unito a sé la nostra natura umana, tutta quanta la natura umana sarebbe rimasta prigioniera sotto il giogo del diavolo. Noi non avremmo potuto aver parte alla vittoria gloriosa di lui, se la vittoria fosse stata riportata fuori della nostra natura.

  In seguito a questa mirabile partecipazione alla nostra natura rifulse per noi, il sacramento della rigenerazione, perché, in virtù dello stesso Spirito da cui fu generato e nacque Cristo, anche noi, che siamo nati dalla concupiscenza della carne, nascessimo di nuovo di nascita spirituale. Per questo l'evangelista dice dei credenti. «Non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati» (Gv 1, 13).

 
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