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Convento "Santa Maria degli Angeli" San Bartolomeo in Galdo (BN)
 
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Natale 2007 PDF Stampa E-mail
martedì 25 dicembre 2007

NATALE

Natale, è la storia più bella.

Gesù viene al mondo, Dio vive in mezzo a noi, come noi.

Ascoltiamo, questa storia, è la Parola di Dio,

 la Parola che ci fa vivere.

Nascita

  In questi giorni: neonati che gridano alla vita, guerra che allenta le operazioni di omicidi e di fanatismi, bambini che crescono verso la fioritura, pace che germoglia con lentezza nelle nazioni dilaniate, uomini e donne ogni mattino e ogni sera che sognano infinita tenerezza, lacrime che sgorgano dal lutto, morte che impone i suoi distacchi, gioia che danza con la riconciliazione, malattia che urla la sua angoscia, libertà che rialza i popoli, sofferenza che spezza i corpi e i cuori e il futuro, vecchi che attendono la consolante presenza, campi che si aprono per la mietitura, amore che suona la sua musica eterna, disperazione che si incolla sugli abbandonati, vigne che offrono le coppe dei loro vini, fede, speranza e carità che si protendono verso il loro compimento, in questi nostri giorni Dio nasce sulla terra, uomo tra gli uomini, terrestre fra i terrestri, e questi nostri giorni e questa nostra terra, per sempre, divengono i giorni e la terra di Dio, sua carne e suo corpo e suo spirito! Marana thà, vieni Signore Gesù!

Martedì - 25 dicembre 2007
Natale del Signore

Is 52,7-10; Sal 97; Eb 1,1-6; Gv 1,1-18
Tutta la terra ha veduto la salvezza del Signore

Notte cruda

  Dall'inizio, Signore del presepio, ti sei sottomesso alla durezza della notte umana e ti sei offerto all'esclusione al rifiuto della sala comune, alla nascita in povertà, alla persecuzione, agli eserciti di occupazione, alla fuga e all'esilio! Nella stalla di Betlemme, il nostro Dio entra nella dura notte umana!  Ecco, genti della terra, il cuore della buona notizia cantata dall'angelo agli uomini di buona volontà: Con questo bambino, Dio viene a fendere, dissodare, sbriciolare, spezzare, vincere la notte umana, a impedirle definitivamente di nuocere ai figli dell'umanità! Con questo bambino sulla paglia, Dio viene, personalmente, a impegnarsi sulla terra, per cambiare la notte, per renderla finalmente dolce a tutti coloro di cui è venuto a condividere la condizione! Marana thà, vieni Signore Gesù!


Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.

Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18)

1 In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
2 Egli era in principio presso Dio: 3 tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.
4 In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; 5 la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l'hanno accolta. 6 Venne un uomo mandato da Dio
e il suo nome era Giovanni. 7 Egli venne come testimone
per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.
8 Egli non era la luce, ma doveva rendere testimonianza alla luce.
9 Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
10 Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui,
eppure il mondo non lo riconobbe. 11 Venne fra la sua gente,
ma i suoi non l'hanno accolto. 12 A quanti però l'hanno accolto,
ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome,
13 i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati. 14 E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.
15 Giovanni gli rende testimonianza e grida: «Ecco l'uomo di cui io dissi:
Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me».
16 Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia.
17 Perché la legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
18 Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito,
che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.

Medita
(mons. Vincenzo Paglia)

  Non molti secoli fa, l'Occidente cristiano, colpito dalla bellezza di questa festa e considerandola, a ragione, come il principio della rigenerazione del mondo, festeggiava il nuovo anno, appunto, alla Natività del Signore. E sant'Efrem, paragonando il Natale a Gesù, cantava: "Quel giorno è simile a te; è amico degli uomini. Esso ritorna ogni anno attraverso i tempi; invecchia con i vecchi, e si rinnova con il bambino ch'è nato... Sa che la natura non potrebbe farne a meno; come te, esso viene in aiuto degli uomini in pericolo. Il mondo intero, o Signore, ha sete del giorno della tua nascita... Sia dunque anche quest'anno simile a te, porti la pace tra il cielo e la terra".

  Natale, dunque, "amico degli uomini". Non possiamo non tornare a quelle prime parole del Prologo di Giovanni (è il Vangelo della Messa del giorno) che fissano la grandezza e la tenerezza del Natale: "La Parola si è fatta carne ed è venuta ad abitare in mezzo a noi". Quella Parola, che "era presso Dio", scese sulla terra e pose la sua tenda in mezzo agli uomini. Divenne, appunto, amica degli uomini, come Gesù disse ai suoi: "Voi siete miei amici" (Gv 15, 14). Questo avvenimento che ha cambiato la storia accadde mentre "era governatore della Siria Quirino" e "Cesare Augusto aveva ordinato il censimento di tutta la terra". Il Natale ci fa rivivere il momento in cui la Parola squarciò i cieli e venne a illuminare la notte che avvolgeva la storia degli uomini. L'umanità intera aveva bisogno di quella luce. Il profeta Isaia, già alcuni secoli prima, aveva affermato: "Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse", e, quasi pregustando la gioia della Notte di Natale, aveva aggiunto: "Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia...poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio". Ha ragione nel dire: "ci è stato dato un figlio". Quel "figlio", infatti, non viene dalla terra, non è frutto della nostra storia. E' un dono che viene dall'alto, è il più grande dono che Dio potesse fare agli uomini. Di più non era né pensabile né possibile. Scriveva Gregorio di Nazanzio poteva perciò esortare: "Cristo nasce; rendete gloria. Cristo discende dai cieli; andategli incontro. Cristo è sulla terra; uomini, alzatevi. Tutta la terra canta il Signore!" In verità - ed è l'altra faccia del mistero del Natale - gli uomini non hanno accolto questo dono e Gesù è dovuto nascere in una stalla, fuori Betlemme. E' senza dubbio molto bella e delicata la tradizione di allestire il presepe in ogni casa, ed è bene intenerirsi al vederla. Ma non si deve dimenticare la triste realtà ch'essa pure esprime: una città, Betlemme, non sa accogliere Gesù. "Non c'era posto per loro nell'albergo", scrive amaramente l'evangelista. Quante volte anche oggi, purtroppo, si deve riscontrare con incredibile frequenza questa stessa amara realtà! Tante città sono come Betlemme, incapaci di aprire le porte per accogliere coloro che hanno bisogno di aiuto, di sostegno, di consolazione. Senza dubbio, il Natale visto dalla parte degli uomini ha i tratti dell'inaccoglienza e spesso della crudeltà. Basti pensare ai drammi che segnano l'inizio di questo nuovo secolo, proprio a partire dalla Terra Santa, dalla stessa Betlemme che vede arrivare armi e soldati e non "pastori". Ben diverso è il messaggio del Natale. Quella notte i cieli di Betlemme furono solcati non da tristi bagliori ma da angeli che annunziavano l'apparizione del grande amore di Dio per gli uomini. Un amore smisurato. Il Natale, visto così, è davvero un Vangelo, una buona notizia assolutamente fuori qualsiasi misura: il Signore scende dal cielo e nasce in una stalla pur di starci accanto. Come non commuoversi? E non basta. Infatti, è senza dubbio incredibile che Dio venga sulla terra e accetti anche di nascere in una stalla; ma quel che lascia ancor più sconvolti è che si presenti come un bambino, che tra tutte le creature è la più debole. Chi mai avrebbe potuto pensarlo? Eppure il Natale è tutto qui: un Dio che si fa fragile bambino. "Troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia", dice l'angelo ai pastori (dal Vangelo della Messa della notte). Ed essi, non indugiarono nelle loro preoccupazioni e neppure si misero a discutere quanto avevano ascoltato. Accolsero l'annuncio dell'angelo e subito si dissero l'un l'altro: "Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere" (dal Vangelo della Messa dell'aurora). Quei pastori, persone tra le più disprezzate di quel tempo, sono i primi ad accorrere attorno a quel Bambino. Essi, in certo modo, anticipano un detto caro a Gesù: "i primi saranno gli ultimi e gli ultimi i primi". In quel piccolo gruppo di pastori che circondano Gesù potremmo vedere la prima immagine della Chiesa. Gli ultimi fanno parte della prima famiglia che Gesù raduna. Essi, assieme a Maria e a Giuseppe, stanno con gli occhi fissi sul piccolo Gesù. E chiedono anche a noi di unirsi al loro pellegrinaggio per stringerci tutti attorno a quel Bambino. Chissà! Forse l'accorrere numeroso alla "Messa di mezzanotte" mostra il desiderio di tanti (un desiderio magari piccolo e forse un po' nascosto) di stare accanto a quel Bambino che nasce, di ritrovare in Lui un senso alla vita. Ogni chiesa, a Natale, diviene come una nuova Betlemme. E l'usanza di mettere il "Bambinello" davanti l'altare perché lo si veda, mostra visibilmente che il Natale è appunto un Bambino posto al centro. E' di qui che bisogna ripartire per incamminarci nel nuovo millennio. E' da quel Bambino che le comunità cristiane debbono trarre nuovo vigore per riprendere il cammino del nuovo secolo. Quel Bambino è come tutti i neonati: non sa parlare, anche se è la Parola fattasi carne, venuta per cambiare il cuore e la vita degli uomini. Forse si esprime solo con un pianto implorante: è per toccare il cuore di ognuno. Il Natale chiede ad ognuno di ascoltare il pianto di questo Bambino che implora aiuto e protezione.

  Assieme a Lui lo chiedono i bambini della Betlemme di oggi e con essi i bambini poveri, sfruttati e violentati di ogni parte del mondo; lo chiedono gli anziani soli e abbandonati, anch'essi esclusi dalla vita. Non chiedono molto, implorano solo di far parte anch'essi della famiglia umana. E lo domandano anche i milioni di profughi e di stranieri lontani da casa come Maria e Giuseppe; lo chiedono quelli che hanno fame e sete di giustizia; lo invocano gli oppressi dalle violenze e dalle guerre; lo impetrano i disperati e gli angosciati del mondo. In loro nome, implorando e piangendo, il Bambino di Betlemme chiede a tutti un po' più d'amore. Sì, il Natale è una domanda di amore per i deboli, una domanda d'amore per il mondo intero. Vissuto così, il Natale è davvero "amico degli uomini". E con sant'Efrem possiamo cantare: "Il giorno della tua nascita, o Signore, è un tesoro destinato a soddisfare il debito comune", il debito dell'amore.

Prega

Viene il Signore
( Paola Bignardi
)

Il Signore viene!
E com'è possibile? Com'è possibile che Dio venga in questo mondo lacerato e diviso;

pieno di dolore e di sofferenza; di ingiustizie e odio; di disordine e di distrazione...
Eppure il Signore viene.
Non ha bisogno di trovare il mondo in ordine.
Mantiene la sua promessa senza mettere condizioni e senza chiedere nulla.
Viene disposto ancora a lasciarsi cacciare; a lasciarsi rifiutare;

a lasciarsi perseguitare; a lasciarsi uccidere...
Il Signore è già  venuto.
Nei bambini che ogni giorno soccombono alla fame per l'ingordigia dei potenti;
nelle madri disperate per i figli che muoiono di guerra, di droga, di noia...
nei malati che lottano per la vita, nei corpi sfigurati dalla violenza
nei villaggi martoriati dalle bombe, nelle vittime della guerra e del terrorismo.
Il Signore viene!
Verso di lui si mettono in cammino i semplici, i poveri, gli esclusi, gli ultimi:

solo loro hanno occhi capaci di riconoscere la Speranza.
A lui vanno quanti hanno una ricerca aperta nel loro cuore:

solo chi desidera la Luce può vederne i bagliori negli occhi del bimbo di Betlemme.
Su di lui si china sua Madre, in silenzio: l'Amore non ha bisogno di parole per capire.
E lui viene anche per Erode; viene anche per tutti quelli che lo cercano per metterlo a morte;

viene anche per chi ha cacciato Maria e Giuseppe la notte della sua nascita...
L'amore non aspetta il contraccambio, per amare. Ama e basta!

Forse qualcuno sul patibolo, all'ultimo istante della vita, potrà dire: "Tu sei veramente il Figlio di Dio", ma lui è venuto anche per quelli che lo continueranno a maledire;

e per tutti quelli che continueranno a vivere come se non fosse venuto...
Allora viene anche per noi: così distratti, dietro pensieri spesso futili;

per noi, nonostante il nostro cuore duro; per noi e per le nostre vite affaticate;

per noi, per tener acceso il desiderio di vita e di speranza.
Vieni Signore Gesù. Vieni, e fa' che ti riconosciamo. Vieni, e rendici capaci di vedere l'invisibile.
Vieni e aiutaci a credere alla pace che tu ci hai promesso.
Vieni e aiutaci a intravedere i percorsi della pace che tu sei venuto a portare.
Vieni, e non stancarti di noi.

Marana thà, vieni Signore Gesù!

 

Fate quello che vi dirà

Per vivere da discepolo di Gesù... La gioia che sgorga dal mio cuore per la nascita di Gesù, non deve distogliere il mio sguardo da chi, in questo giorno, soffre. Farò sì che ci sia qualche posto in più a tavola.

 

Per la lettura spirituale

Dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa (Disc. 1 per il Natale, 1-3; Pl 54, 190-193)

  Il nostro Salvatore, carissimi, oggi è nato: rallegriamoci! Non c'è spazio per la tristezza nel giorno in cui nasce la vita, una vita che distrugge la paura della morte e dona la gioia delle promesse eterne. Nessuno è escluso da questa felicità: la causa della gioia è comune a tutti perché il nostro Signore, vincitore del peccato e della morte, non avendo trovato nessuno libero dalla colpa, è venuto per la liberazione di tutti. Esulti il santo, perché si avvicina al premio; gioisca il peccatore, perché gli è offerto il perdono; riprenda coraggio il pagano, perché è chiamato alla vita.

  Il Figlio di Dio infatti, giunta la pienezza dei tempi che l'impenetrabile disegno divino aveva disposto, volendo riconciliare con il suo Creatore la natura umana, l'assunse lui stesso in modo che il diavolo, apportatore della morte, fosse vinto da quella stessa natura che prima lui aveva reso schiava. Così alla nascita del Signore gli angeli cantano esultanti: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama» (Lc 2, 14). Essi vedono che la celeste Gerusalemme è formata da tutti i popoli del mondo. Di questa opera ineffabile dell'amore divino, di cui tanto gioiscono gli angeli nella loro altezza, quanto non deve rallegrarsi l'umanità nella sua miseria! O carissimi, rendiamo grazie a Dio Padre per mezzo del suo Figlio nello Spirito Santo, perché nella infinita misericordia, con cui ci ha amati, ha avuto pietà di noi, e, mentre eravamo morti per i nostri peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo (cfr. Ef 2, 5) perché fossimo in lui creatura nuova, nuova opera delle sue mani.

  Deponiamo dunque «l'uomo vecchio con la condotta di prima» (Ef 4, 22) e, poiché siamo partecipi della generazione di Cristo, rinunziamo alle opere della carne. Riconosci, cristiano, la tua dignità e, reso partecipe della natura divina, non voler tornare all'abiezione di un tempo con una condotta indegna. Ricordati che, strappato al potere delle tenebre, sei stato trasferito nella luce del Regno di Dio. Con il sacramento del battesimo sei diventato tempio dello Spirito Santo! Non mettere in fuga un ospite così illustre con un comportamento riprovevole e non sottometterti di nuovo alla schiavitù del demonio. Ricorda che il prezzo pagato per il tuo riscatto è il sangue di Cristo.

 
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