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Abbiamo assistito, ieri sera, alla più
grande rappresentazione mai tenuta a San Bartolomeo in Galdo, ma -
oseremmo dire - in tutta la provincia. Per circa un’ora e mezza tutto lo spazio antistante il
cimitero si è trasformato nella Palestina di 2000 anni fa’.
Centinaia di
persone - tra attori, comparse e tecnici - hanno allietato una fredda serata del
nostro gelido e spoglio inverno con la Sacra rappresentazione del Presepe
vivente. Un’organizzazione perfetta e minuziosa che ha riportato migliaia di
persone a rivivere la vita, dal concepimento all’adorazione dei Re Magi, di
quel Bambino che duemila anni fa’ divise in due la storia.
Di questo Bambino nato in una
grotta di un paesino sperduto della Galilea e attorno al quale sono accadute
cose incredibili e si ripetono fatti impressionanti.
Un Bambino che nacque povero e
fece spaventare i ricchi.
Un Bambino che nacque umile e
fece allarmare i potenti.
Un Bambino che nacque mite e
disarmato... eppure scatenò l’ira dei violenti.
Un Bambino che continua a spaventare,
ma da cui è partita la più grande e benefica trasformazione dell’umanità: da
questo Bambino è nata la civiltà dell’amore e del rispetto; mentre, ogni volta
che ci sì è allontanati da Lui, è riemersa la barbarie del sopruso e
del calpestamento della dignità umana.
Ma lasciamo parlare la storia.
Quando nacque Gesù, il tiranno
Erode (soprannominato «il Grande»: pensare quanto talvolta è stupida e bugiarda
la storia!) poté impunemente organizzare la strage dei bambini di Betlemme e il
fatto non suscitò tanto scalpore, perché non era inconsueta l’usanza di
uccidere i neonati... non graditi. Seneca, che pur era un pensatore di grande
equilibrio e di alta spiritualità, in una sua lettera recepisce la mentalità
del suo tempo e arriva a scrivere: «Se non gradisci il bambino... puoi
immergerlo (cioè, puoi ucciderlo affogandolo)». Ci pensiamo? I1 Bambino di Betlemme
ci ha aperto gli occhi su questa barbarie: egli ha decisamente preso la difesa
della dignità di ogni bambino e, con la forza della parola di Dio, è arrivato a
dire: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi
è come loro appartiene il regno di Dio» (Mc
10,14); «Chi accoglie anche uno solo dì questi bambini in nome mio,
accoglie me» (Mt 18,5). Il Bambino di
Betlemme si è schierato dalla parte dei più deboli e ci ha restituito lo
smarrito e sempre smarribile sentimento del rispetto della vita di tutti.
Quando è nato il Bambino di
Betlemme, la donna era spesso calpestata nella sua dignità al punto tale che la
filosofia greca (benemerita in tanti altri campi, ma in questo no) era arrivata
a formulare il terribile dubbio che la donna non avesse l’anima! Il Bambino di
Betlemme rivoluziona le cose: egli vuole per sé una Madre Immacolata per
sottolineare la potenziale grandezza di ogni donna, perché essa è la vera
custode della bellezza autentica e nobilitante; il Bambino di Betlemme difende
anche la donna peccatrice, perché egli non è venuto a condannare ma a salvare
restituendo dignità a tutti; nello stesso tempo il Bambino di Betlemme
sottolinea che l’uomo ha la stessa identica responsabilità della donna, al
punto tale da rivolgergli queste lucide parole «Chi è senza peccato scagli la
prima pietra (contro la donna)» (Gv 8,7);
il Bambino di Betlemme difende la dignità e la verità dell'amore, ricordandoci
che la sessualità è il linguaggio corporeo dell’amore: se manca l’amore, cioè
il dono di se stessi in un progetto di fedeltà e di accoglienza della vita, la
sessualità degenera nel fango, che porta a disprezzare la donna e l’uomo, il
concepimento e la nascita del bambino e... la stessa vita umana.
Il Bambino di Betlemme ci ha
insegnato la legge dell’amore, schierandosi decisamente contro la legge dell’odio
e della violenza. Quando egli è nato, a Roma
e nel mondo romano la gente si divertiva negli anfiteatri guardando i
gladiatori (cioè gli uomini!) che sì ferivano e si scannavamo... per dare emozioni
alla folla bramosa di sangue. Il Bambino di Betlemme con umiltà ha seminato l’amore
nel mondo: e dovunque è stata accolta la sua parola, li sono sbocciati san
Francesco di Assisi o santa Rita da Cascia, san Vincenzo de’ Paoli o Papa Giovanni XXIII o
Madre Teresa di Calcutta: è incalcolabile la vastità delle opere di
misericordia e di pace che sono partite da Betlemme.
Quando è nato il Bambino di
Betlemme, veniva praticata legalmente la schiavitù: alcuni uomini potevano
avere come schiavi altri uomini, e disponevano su di loro del diritto di vita e
di morte. Il Bambino di Betlemme ha sussurrato agli uomini il messaggio della
dignità inalienabile di ogni persona... e così lentamente la schiavitù è stata
percepita come indegna dell’uomo ed è stata abolita ufficialmente dagli Stati
civili. Ma dove non viene accolto il messaggio del Bambino di Betlemme, lì
riaffiora la cattiva erba della schiavitù: anche oggi!
Immanuel Kant, pensatore di
indubbio spessore, ebbe l’onesta di dichiarare «Il Vangelo è la fonte da cui è
scaturita la nostra civiltà». E Thomas Stearns Eliot lucidamente ha osservato:
«Un cittadino europeo può non credere che il cristianesimo sia vero e tuttavia
quel che dice e che fa scaturisce dalla cultura cristiana di cui è erede. Senza
il cristianesimo non ci sarebbe stato neppure un Voltaire o un Nietzsche. Se il
cristianesimo se ne va, se ne va tutta la nostra cultura, se ne va il nostro
stesso volto».
In questo tempo in cui è in atto la
subdola operazione per trasformare il Natale in una festa senza... il Bambino.
In questo tempo in cui alcune
insegnanti hanno ben pensato di togliere il nome di «Gesù» da una canzone di
Natale per sostituirlo con la parola «virtù»: il nome di «Gesù» evidentemente
dava fastidio. Altre insegnanti hanno pensato di sostituire la storia vera del
Natale di Gesù con la favola di Cappuccetto Rosso…
In questo tempo in cui si chiede
rispetto per chi “crede” in un altro Dio e… si definisce bigotto chi crede e
agisce secondo i precetti lasciati da questo Bambino…
In questo tempo in cui un
missionario che, sulla parola di quel Bambino, si è messo al servizio degli
ultimi viene paragonato ad un conquistatore…
In questo tempo in cui si pensa
di poter conoscere questo Bambino leggendone la biografia, ma evitando di
incontrarlo di persona…
E… proprio in questo tempo, San
Bartolomeo ha dato la sua riposta.
Grazie Don Franco!
Grazie a tutti coloro che hanno lavorato e contribuito per un'organizzazione curata ed impeccabile!
Matteo
Pepe
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