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Convento "Santa Maria degli Angeli" San Bartolomeo in Galdo (BN)
 
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domenica 2 dicembre 2007 PDF Stampa E-mail
domenica 02 dicembre 2007

I Domenica di Avvento

Is 2,1-5; Sal 121; Rm 13,11-14; Mt 24,37-44
Andiamo con gioia incontro al Signore.

Vigilanza

   Vegliate, perché se vi lasciate prendere dal sonno non ci potrà essere per voi né desiderio né fede né azione né condivisione sorridente né solidarietà né sguardo meravigliato ma soltanto il vuoto dove l'essere umano è assente a se stesso e di fronte a Dio che traspare nella trama dei giorni. Vegliate, per afferrare il miracolo meraviglioso della sua presenza che il Signore, in tanti modi, con tante parole, in tanti luoghi, su tanti volti, con tanti gesti, con tanti richiami, attraverso tanti avvenimenti, offre alla vostra fede in attesa! Marana thà, vieni Signore Gesù!

Vegliate, per essere pronti al suo arrivo.

Dal vangelo secondo Matteo (Mt 24, 37-44)

 

   Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell'uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l'altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l'altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti, perché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà.

 

Medita

(d. Paolo Curtaz)

  "Un manager teneva un master sulla gestione del tempo ad un gruppo di responsabili aziendali. In una scatola quadrata trasparente mise dodici palline da tennis e chiese: "La scatola è piena?" - "Sí!" risposero gli allievi. Aprì la scatola e versò della ghiaia che si insinuò tra le palline. "E ora?". Gli allievi tacquero, sgomenti; ed egli aggiunse prima della sabbia e infine dell'acqua. Concluse: "cosa vi ho insegnato?" Ripose uno: "Che - ad organizzarsi bene - si trova il tempo per fare tutto". "No - replicò l'insegnante - se avessi messo le palline alla fine, dopo la ghiaia e la sabbia, non ci sarei riuscito. Nella vita occorre prima di ogni altra cosa scegliere le priorità, il resto si può adattare". E' un racconto che mi viene da un amico manager e che narro spesso, con amici "non sospetti" di clericalismo. Mi piace perché dice un'esperienza che tutti, credenti e non, facciamo: la fatica boia di vivere. Mi spiego: abbiamo raggiunto il paradosso (uno dei tanti del nostro tempo), per cui abbiamo enormemente migliorato la qualità della vita: comodità, cibo, cure sanitarie. Tutto ciò permette - mediamente - di poter usufruire e godere delle tante cose che ci vengono messe a disposizione. In tempo reale mando una mail al mio datore di lavoro, comunico con l'Australia e vedo sullo schermo la bozza del mio prossimo lavoro. Quindi - permettetemi l'appunto - avanzo un sacco di tempo per vivere, visto che faccio tutto più in fretta. E invece no, per nulla, e la sensazione, alla fine di un anno (tra un mese è il 2008!) è di avere perso tempo. La vita ci passa addosso, e abbiamo l'impressione di essere come fregati, ingannati da un meccanismo perverso che chiede sempre di più e c'impedisce di esistere: di godere delle splendide montagne, di coccolare la mia compagna, di giocare con i miei bambini. Ecco: l'Avvento è il tentativo di darsi una scrollata, di darsi una mossa, di evitare di essere assonnati, intontiti, assopiti. Qualcuno dirà: "Ehi, don, vagheggi, io non ho neppure il tempo di dormire dal tanto lavoro!" Appunto. Come ai tempi di Noè, dice il Signore oggi: tutti trafficavano, senza sapere il perché. Il rischio è davvero di passare la vita lasciandoci colare addosso i mesi e gli anni, senza essere davvero protagonisti della nostra storia, senza porci neppure il problema se esista altro rispetto a ciò che vivo. E la fede è proprio questo scuoterci, questo diventare protagonisti, questo andare al di là dell'apparenza. Dio è il grande assente del nostro tempo proprio perché l'uomo non riesce ad essere veramente uomo. Ecco allora l'attesa, l'attesa per eccellenza, l'attesa di Dio. Avvento è il coraggio di fermarsi e aspettare Dio, come mai ce lo immaginiamo, Avvento è il coraggio crudo della messa in discussione delle nostre fragili certezze. Avvento è un tempo per scoprire il Tempo grande, il trucco dietro, la Gerusalemme, là in fondo, in cima al monte dei nostri desideri reconditi.  Allora occorre svegliarsi, scuotersi, agire. Indossare le armi della luce. Gesù ci dice che il giorno del Signore arriva all'improvviso, che prende di sorpresa, che Dio chiede consapevolezza, accoglienza, verità di se stessi. Possiamo vivere la nostra vita con attesa, lavorare, divertirci, orientati all'oltre, all'altrove, al vero. Oppure no. La stessa cosa viene vissuta in modo opposto: uno è preso, l'altro lasciato. Uno è consapevole e incontra Dio, l'altro non si pone neppure il problema della vita (e della fede). Tra quattro settimane festeggeremo il Natale: memoria della venuta storica di Gesù, ricordo della venuta definitiva del Signore Gesù. E domanda inquietante che ci viene posta: "Dì: e, nel tuo cuore, Dio è già nato?". Mettiamo in ordine le palline da tennis della vostra vita, per favore, se necessario svuotiamo la scatola, prima che sia troppo tardi.

Prega

   E' il tuo amore, Padre, che ci rimette di nuovo in cammino verso il tuo Figlio che viene.  Ti rendiamo grazie per questo tempo che ci doni affinchè ci possiamo accorgere di te e delle occasioni che ci offri. Concedi che ci lasciamo veramente visitare dalla tua grazia  e che la nostra volontà si lasci scuotere dalla tua venuta. Vinci, o Padre, in noi la pigrizia, la noia,  il senso del  "sempre uguale" e insegnaci a ripartire.  Vinci anche la nostra ignoranza, quella che ci fa pensare di averti già conosciuto a sufficienza. Vinci la nostra freddezza, quella che ci fa pensare di averti già amato abbastanza. Vinci la forza dell'abitudine, quella che ci fa credere di non aver più niente da scoprire in tua compagnia. Dopo che abbiamo conosciuto la luce, aiutaci a non desiderare più le tenebre;  dopo che abbiamo intuito la via della pace, non lasciare più che siamo tentati dall'arroganza e dall'egoismo; dopo che ci hai rivestiti del Signore Gesù e ci hai introdotti nella vita dello Spirito,  non permettere che siamo sedotti dai desideri della carne. Marana thà, vieni Signore Gesù!

 

Fate quello che vi dirà

Per vivere da discepolo di Gesù...Accoglierò "l'Avvento del Signore con viva gioia per il dono che mi viene fatto e con profonda riconoscenza per l'amore che mi viene dimostrato", perciò parteciperò alla celebrazione Eucaristica con maggiore raccoglimento, non tralasciando il ringraziamento dopo di essa.

 

Per la lettura spirituale

Le due venute di Cristo - Dalle «Catechesi» di san Cirillo di Gerusalemme, vescovo

  Noi annunziamo che Cristo verrà. Infatti non è unica la sua venuta, ma ve n'è una seconda, la quale sarà molto più gloriosa della precedente. La prima, infatti, ebbe il sigillo della sofferenza, l'altra porterà una corona di divina regalità. Si può affermare che quasi sempre nel nostro Signore Gesù Cristo ogni evento è duplice. Duplice è la generazione, una da Dio Padre, prima del tempo, e l'altra, la nascita umana, da una vergine nella pienezza dei tempi. Due sono anche le sue discese nella storia. Una prima volta è venuto in modo oscuro e silenzioso, come la pioggia sul vello. Una seconda volta verrà nel futuro in splendore e chiarezza davanti agli occhi di tutti. Nella sua prima venuta fu avvolto in fasce e posto in una stalla, nella seconda si vestirà di luce come di un manto. Nella prima accettò la croce senza rifiutare il disonore, nell'altra avanzerà scortato dalle schiere degli angeli e sarà pieno di gloria. Perciò non limitiamoci a meditare solo la prima venuta, ma viviamo in attesa della seconda. E poiché nella prima abbiamo acclamato: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore» (MT 21, 9), la stessa lode proclameremo nella seconda. Così andando incontro al Signore insieme agli angeli e adorandolo canteremo: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore» (MT 21, 9). Il Salvatore verrà non per essere di nuovo giudicato, ma per farsi giudice di coloro che lo condannarono. Egli, che tacque quando subiva la condanna, ricorderà il loro operato a quei malvagi, che gli fecero subire il tormento della croce, e dirà a ciascuno di essi: Tu hai agito così, io non ho aperto bocca (cfr. Sal 38, 10). Allora in un disegno di amore misericordioso venne per istruire gli uomini con dolce fermezza, ma alla fine tutti, lo vogliano o no, dovranno sottomettersi per forza al suo dominio regale. Il profeta Malachia preannunzia le due venute del Signore: «E subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate» (Ml 3, 1). Ecco la prima venuta. E poi riguardo alla seconda egli dice: «Ecco l'angelo dell'alleanza, che voi sospirate, ecco viene... Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. Siederà per fondere e purificare» (Ml 3, 1-3). Anche Paolo parla di queste due venute scrivendo a Tito in questi termini: «E' apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini, che ci insegna a rinnegare l'empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo, nell'attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo» (Tt 2, 11-13). Vedi come ha parlato della prima venuta ringraziandone Dio? Della seconda invece fa capire che è quella che aspettiamo. Questa è dunque la fede che noi proclamiamo: credere in Cristo che è salito al cielo e siede alla destra Padre. Egli verrà nella gloria a giudicare i vivi e i morti. E il suo regno non avrà fine. Verrà dunque, verrà il Signore nostro Gesù Cristo dai cieli; verrà nella gloria alla fine del mondo creato, nell'ultimo giorno. Vi sarà allora la fine di questo mondo, e la nascita di un mondo nuovo.

 
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