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I Domenica di Avvento
Is 2,1-5; Sal 121; Rm 13,11-14; Mt 24,37-44
Andiamo con gioia incontro al Signore.
Vigilanza
Vegliate, perché se vi lasciate prendere dal sonno
non ci potrà essere per voi né
desiderio né fede né azione né condivisione sorridente né solidarietà né
sguardo meravigliato ma soltanto il vuoto dove l'essere umano è assente a se stesso e di fronte a Dio che traspare nella trama dei giorni. Vegliate, per afferrare il miracolo meraviglioso della sua
presenza che il Signore, in tanti modi, con
tante parole, in tanti luoghi, su tanti
volti, con tanti gesti, con tanti richiami, attraverso tanti avvenimenti,
offre alla vostra fede in attesa! Marana
thà, vieni Signore Gesù!
Vegliate,
per essere pronti al suo arrivo.
Dal
vangelo secondo Matteo (Mt 24, 37-44)
Come fu ai giorni
di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Infatti, come
nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie
e marito, fino a quando Noè entrò nell'arca, e non si accorsero
di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta
del Figlio dell'uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno
sarà preso e l'altro lasciato. Due donne macineranno alla mola:
una sarà presa e l'altra lasciata. Vegliate dunque, perché non
sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Questo
considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il
ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò
anche voi state pronti, perché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo
verrà.
Medita
(d. Paolo Curtaz)
"Un manager teneva un master
sulla gestione del tempo ad un gruppo di responsabili aziendali. In una scatola
quadrata trasparente mise dodici palline da tennis e chiese: "La scatola è
piena?" - "Sí!" risposero gli allievi. Aprì la scatola e versò
della ghiaia che si insinuò tra le palline. "E ora?". Gli allievi
tacquero, sgomenti; ed egli aggiunse prima della sabbia e infine dell'acqua.
Concluse: "cosa vi ho insegnato?" Ripose uno: "Che - ad
organizzarsi bene - si trova il tempo per fare tutto". "No - replicò
l'insegnante - se avessi messo le palline alla fine, dopo la ghiaia e la
sabbia, non ci sarei riuscito. Nella vita occorre prima di ogni altra cosa
scegliere le priorità, il resto si può adattare". E' un racconto che mi
viene da un amico manager e che narro spesso, con amici "non
sospetti" di clericalismo. Mi piace perché dice un'esperienza che tutti,
credenti e non, facciamo: la fatica boia di vivere. Mi spiego: abbiamo
raggiunto il paradosso (uno dei tanti del nostro tempo), per cui abbiamo
enormemente migliorato la qualità della vita: comodità, cibo, cure sanitarie.
Tutto ciò permette - mediamente - di poter usufruire e godere delle tante cose
che ci vengono messe a disposizione. In tempo reale mando una mail al mio
datore di lavoro, comunico con l'Australia e vedo sullo schermo la bozza del
mio prossimo lavoro. Quindi - permettetemi l'appunto - avanzo un sacco di tempo
per vivere, visto che faccio tutto più in fretta. E invece no, per nulla, e la
sensazione, alla fine di un anno (tra un mese è il 2008!) è di avere perso
tempo. La vita ci passa addosso, e abbiamo l'impressione di essere come
fregati, ingannati da un meccanismo perverso che chiede sempre di più e
c'impedisce di esistere: di godere delle splendide montagne, di coccolare la
mia compagna, di giocare con i miei bambini. Ecco: l'Avvento è il tentativo di
darsi una scrollata, di darsi una mossa, di evitare di essere assonnati,
intontiti, assopiti. Qualcuno dirà: "Ehi, don, vagheggi, io non ho neppure
il tempo di dormire dal tanto lavoro!" Appunto. Come ai tempi di Noè, dice
il Signore oggi: tutti trafficavano, senza sapere il perché. Il rischio è
davvero di passare la vita lasciandoci colare addosso i mesi e gli anni, senza
essere davvero protagonisti della nostra storia, senza porci neppure il
problema se esista altro rispetto a ciò che vivo. E la fede è proprio questo
scuoterci, questo diventare protagonisti, questo andare al di là
dell'apparenza. Dio è il grande assente del nostro tempo proprio perché l'uomo
non riesce ad essere veramente uomo. Ecco allora l'attesa, l'attesa per
eccellenza, l'attesa di Dio. Avvento è il coraggio di fermarsi e aspettare Dio,
come mai ce lo immaginiamo, Avvento è il coraggio crudo della messa in
discussione delle nostre fragili certezze. Avvento è un tempo per scoprire il
Tempo grande, il trucco dietro, la Gerusalemme, là in fondo, in cima al monte dei
nostri desideri reconditi. Allora
occorre svegliarsi, scuotersi, agire. Indossare le armi della luce. Gesù ci
dice che il giorno del Signore arriva all'improvviso, che prende di sorpresa,
che Dio chiede consapevolezza, accoglienza, verità di se stessi. Possiamo
vivere la nostra vita con attesa, lavorare, divertirci, orientati all'oltre,
all'altrove, al vero. Oppure no. La stessa cosa viene vissuta in modo opposto:
uno è preso, l'altro lasciato. Uno è consapevole e incontra Dio, l'altro non si
pone neppure il problema della vita (e della fede). Tra quattro settimane
festeggeremo il Natale: memoria della venuta storica di Gesù, ricordo della
venuta definitiva del Signore Gesù. E domanda inquietante che ci viene posta:
"Dì: e, nel tuo cuore, Dio è già nato?". Mettiamo in ordine le palline
da tennis della vostra vita, per favore, se necessario svuotiamo la scatola,
prima che sia troppo tardi.
Prega
E' il tuo amore, Padre, che ci
rimette di nuovo in cammino verso il tuo Figlio che viene. Ti rendiamo grazie per questo tempo che ci
doni affinchè ci possiamo accorgere di te e delle occasioni che ci offri.
Concedi che ci lasciamo veramente visitare dalla tua grazia e che la nostra volontà si lasci scuotere
dalla tua venuta. Vinci, o Padre, in noi la pigrizia, la noia, il senso del
"sempre uguale" e insegnaci a ripartire.
Vinci anche la nostra ignoranza, quella che ci fa pensare di averti già
conosciuto a sufficienza. Vinci la nostra freddezza, quella che ci fa pensare di
averti già amato abbastanza. Vinci la forza dell'abitudine, quella che ci fa
credere di non aver più niente da scoprire in tua compagnia. Dopo che abbiamo
conosciuto la luce, aiutaci a non desiderare più le tenebre; dopo che abbiamo intuito la via della pace,
non lasciare più che siamo tentati dall'arroganza e dall'egoismo; dopo che ci
hai rivestiti del Signore Gesù e ci hai introdotti nella vita dello Spirito, non permettere che siamo sedotti dai desideri
della carne. Marana thà, vieni
Signore Gesù!
Fate quello che vi dirà
Per vivere da discepolo di Gesù...Accoglierò "l'Avvento del
Signore con viva gioia per il dono che mi viene fatto e con profonda
riconoscenza per l'amore che mi viene dimostrato", perciò parteciperò alla
celebrazione Eucaristica con maggiore raccoglimento, non tralasciando il
ringraziamento dopo di essa.
Per la lettura spirituale
Le due venute di Cristo - Dalle
«Catechesi» di san Cirillo di Gerusalemme, vescovo
Noi annunziamo che Cristo verrà.
Infatti non è unica la sua venuta, ma ve n'è una seconda, la quale sarà molto
più gloriosa della precedente. La prima, infatti, ebbe il sigillo della
sofferenza, l'altra porterà una corona di divina regalità. Si può affermare che
quasi sempre nel nostro Signore Gesù Cristo ogni evento è duplice. Duplice è la
generazione, una da Dio Padre, prima del tempo, e l'altra, la nascita umana, da
una vergine nella pienezza dei tempi. Due sono anche le sue discese nella
storia. Una prima volta è venuto in modo oscuro e silenzioso, come la pioggia
sul vello. Una seconda volta verrà nel futuro in splendore e chiarezza davanti
agli occhi di tutti. Nella sua prima venuta fu avvolto in fasce e posto in una
stalla, nella seconda si vestirà di luce come di un manto. Nella prima accettò
la croce senza rifiutare il disonore, nell'altra avanzerà scortato dalle
schiere degli angeli e sarà pieno di gloria. Perciò non limitiamoci a meditare
solo la prima venuta, ma viviamo in attesa della seconda. E poiché nella prima
abbiamo acclamato: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore» (MT 21, 9),
la stessa lode proclameremo nella seconda. Così andando incontro al Signore
insieme agli angeli e adorandolo canteremo: «Benedetto colui che viene nel nome
del Signore» (MT 21, 9). Il Salvatore verrà non per essere di nuovo giudicato,
ma per farsi giudice di coloro che lo condannarono. Egli, che tacque quando
subiva la condanna, ricorderà il loro operato a quei malvagi, che gli fecero
subire il tormento della croce, e dirà a ciascuno di essi: Tu hai agito così,
io non ho aperto bocca (cfr. Sal 38, 10). Allora in un disegno di amore
misericordioso venne per istruire gli uomini con dolce fermezza, ma alla fine
tutti, lo vogliano o no, dovranno sottomettersi per forza al suo dominio
regale. Il profeta Malachia preannunzia le due venute del Signore: «E subito
entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate» (Ml 3, 1). Ecco la prima
venuta. E poi riguardo alla seconda egli dice: «Ecco l'angelo dell'alleanza,
che voi sospirate, ecco viene... Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi
resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva
dei lavandai. Siederà per fondere e purificare» (Ml 3, 1-3). Anche Paolo parla
di queste due venute scrivendo a Tito in questi termini: «E' apparsa la grazia
di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini, che ci insegna a
rinnegare l'empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e
pietà in questo mondo, nell'attesa della beata speranza e della manifestazione
della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo» (Tt 2, 11-13). Vedi
come ha parlato della prima venuta ringraziandone Dio? Della seconda invece fa
capire che è quella che aspettiamo. Questa è dunque la fede che noi
proclamiamo: credere in Cristo che è salito al cielo e siede alla destra Padre.
Egli verrà nella gloria a giudicare i vivi e i morti. E il suo regno non avrà
fine. Verrà dunque, verrà il Signore nostro Gesù Cristo dai cieli; verrà nella
gloria alla fine del mondo creato, nell'ultimo giorno. Vi sarà allora la fine
di questo mondo, e la nascita di un mondo nuovo.
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