|
Lunedì - 3
dicembre 2007 - S. Francesco Saverio (m)
Is
4,2-6; Sal 121; Mt 8,5-11
Andiamo con gioia incontro al Signore
Tesoro
In ogni essere umano è accesa
la tua luce. Allora perché, Signore,
le separazioni e le intolleranze e le grida di odio e la verità imposta con
violenza nel tuo nome? Perdonaci, Signore, perché abbiamo usato la forza della nostra
intelligenza e della nostra fede per inventare fanatismi e per dichiararci più vicini a te dei nostri fratelli nati in altre religioni! Vieni, Signore, mostrati, perché gli uomini di tutto il mondo riconoscano il tuo unico volto e si
prostrino davanti a te prendendosi per
mano! Marana thà, vieni Signore
Gesù!
Molti
dall’oriente e dall’occidente verranno nel regno dei cieli
Dal
vangelo secondo Matteo (Mt 8,5-11)
Entrato in Cafarnao,
gli venne incontro un centurione che lo scongiurava: «Signore, il
mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente». Gesù
gli rispose: «Io verrò e lo curerò». Ma il centurione riprese:
«Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, dì soltanto una
parola e il mio servo sarà guarito. Perché anch'io, che sono un
subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Va’, ed egli va; e a un altro;
Vieni, ed egli viene, e al mio servo: Fa’ questo, ed egli lo fa». All'udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: «In
verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande. Ora vi dico che molti verranno dall'oriente e dall’occidente e sederanno a
mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».
Medita
(d. Paolo Curtaz)
Il tempo dell'avvento che abbiamo iniziato è
il tempo dell'attesa, tempo della nascita. Non siamo qui a far finta che poi
Gesù nasce: Gesù di Nazareth è già nato, possiamo individuarne le tracce nella
storia, ricuperarne il volto, seguire l'impronta che questo ebreo marginale ha
lasciato nella civiltà... No, quello che vogliamo chiederci è se Gesù sia già
nato nel nostro cuore, se ha trovato spazio e accoglienza nella nostra vita...
Attenti alle risposte di comodo, non diamo per certa la nostra appartenenza
alla fede: il tempo dell'avvento, tempo "forte", ci è dato, appunto,
per scuoterci dall'abitudine, per spezzare l'asfalto che anestetizza la fede,
che la rende "abituale", "normale"... E' proprio per
evitare il rischio della non-significanza, della dimenticanza che ogni anno ci
è chiesto, come il centurione, di ravvivare il dono della nostra fede. Il
centurione pagano, non i devoti di Israele, suscitano ammirazione in Gesù.
Proprio a chi - come noi - è abituato alla fede è chiesto l'atteggiamento della
fiducia, dell'adesione continuamente stupita al Signore Gesù. Questo è il gioco
della fede: restare dietro a Dio, cogliere ogni suo cambiamento, evitare di
sedersi perché il figlio dell'uomo non ha dove posare il capo. Siamo abituati a
pensare alla Chiesa come a una struttura monolitica, irremovibile, alla fede
cattolica come a un insieme di dogmi statici e reazionari. Vero, abbastanza,
anzi no. Se la fede è la stessa, se il patrimonio, il tesoro è custodito per
sempre, ai discepoli è chiesto, invece, dinamismo e disponibilità allo stupore,
voglia di cambiare. Perciò di anno in anno la liturgia ci chiede di
ri-cominciare, di ripercorrere le tappe della storia della salvezza, di
ripartire come nudi alla sequela del Maestro Gesù, poiché nulla uccide l'amore
più dell'abitudine, nulla ci distoglie dalla fede più della pigrizia, nulla è
più sgradito al Dio dell'Alleanza dell'imborghesimento della fede dei suoi
figli. Coraggio, allora, è tempo di mettersi in cammino incontro al Dio che viene.
A noi, che veniamo dall'Oriente e dall'Occidente, è chiesto di sederci a Mensa
con Abramo, Isacco e Giacobbe e - con stupore - ancora diciamo: Marana thà,
vieni Signore Gesù!
Prega
Vieni Signore! Il mondo ha
bisogno di te, della tua promessa; ha bisogno che le tue parole ci istruiscano
nel profondo del cuore e ci insegnino i sentieri della pace. Senza di te il
nostro povero mondo conoscerebbe soltanto il prevalere della prepotenza e gli
insensati percorsi delle incomprensioni, delle disunioni e della violenza. Ma,
se tu vieni a istruirci, noi vedremo invece nascere una umanità nuova,
un'umanità che sa guardare verso l'alto e camminare senza prevaricazioni e nella solidarietà verso un centro comune. Vieni Signore, non tardare! Vieni Signore! Noi attendiamo la tua venuta
nelle nostre vite, perché con te c'è luce, guarigione
e pace. E con il centurione del vangelo ti diciamo tutto
lo stupore e la gratitudine per il tuo farti nostro compagno di viaggio e
nostro ospite: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, dì
soltanto una parola e il tuo servo sarà guarito!». Marana thà, vieni
Signore Gesù!
Fate quello che vi dirà
Per vivere da discepolo di Gesù...L'amore e la premura che
il centurione nutre e dimostra verso il suo servo, spinge anche me ad essere
altrettanto premuroso e pieno di amore verso i miei fratelli che soffrono. Con
grande fede nella potenza di Gesù, eleverò una preghiera per una persona
ammalata.
|