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Mercoledì - 5
dicembre 2007
Is 25,6-10a; Sal 22; Mt 15,29-37
Siederemo con gioia alla mensa
del Signore
Pastore
Pastore
della nostra vita, guidaci alle
fresche sorgenti attese dal nostro desiderio? In
cerca dell'amore più forte dell'usura del tempo e dei fossati delle
lacerazioni, mendichiamo e
cogliamo, non importa dove, non importa
come, tanti frutti avvizziti cosicché il disincanto costruisce in noi l'indifferenza dell'egoismo. Pastore del nostro cuore, guidaci verso i grandi spazi del dono sperato dalla nostra tenerezza! Cristo, nostro Pastore, che cammini con noi sui nostri sentieri insicuri,
guida la nostra umanità verso il compimento dei suoi sogni di pienezza! Marana thà, vieni Signore Gesù!
Gesù
guarisce molti malati e moltiplica i pani.
Dal
vangelo secondo Matteo (Mt 15,29-37)
Allontanatosi di
là, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, si fermò là. Attorno a lui si radunò molta folla recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi
e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì. E la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi
raddrizzati, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E glorificava
il Dio di Israele.
Allora Gesù chiamò a sé i discepoli e disse: «Sento compassione
di questa folla: ormai da tre giorni mi vengono dietro e non hanno da mangiare.
Non voglio rimandarli digiuni, perché non svengano lungo la strada». E i discepoli gli dissero: «Dove potremo noi trovare in un deserto tanti pani
da sfamare una folla così grande?». Ma Gesù domandò: «Quanti pani
avete?». Risposero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver
ordinato alla folla di sedersi per terra, Gesù prese i sette pani
e i pesci, rese grazie, li spezzò, li dava ai discepoli, e i discepoli li
distribuivano alla folla. Tutti mangiarono e furono saziati. Dei
pezzi avanzati portarono via sette sporte piene.
Medita
(d. Paolo Curtaz)
In attesa della nascita del Signore
Gesù, attenti a non soffocare lo spirito autentico del Natale; anche noi
sentiamo le tante malattie interiori che ci impediscono di essere felici:
sofferenza, scoraggiamento, egoismo, tribolazioni, e ci raduniamo intorno al
Signore Gesù per essere guariti. Questo Dio compassionevole chiede a noi di
sfamare la folla sbandata che lo segue come un pastore. Ma come - obbietteremo
- non seguiamo Dio proprio perché sia lui a sfamarci! Sì, in teoria. In
pratica, il Dio di Gesù chiede a noi di sfamare la folla, affida ai suoi
discepoli il compito di sollevare il destino degli uomini, di metterci in
gioco, di tirar fuori del nostro, custodito gelosamente: non siamo forse in
mezzo al deserto? Non si sa mai! No, Dio, il nostro Dio, il Dio di Gesù Cristo
non ci risolve i problemi, ci aiuta ad affrontarli, non concede benevolmente
dall'alto i suoi favori, ci chiede - invece - la fatica dell'interrogarsi, il
martirio del mettersi in gioco. Certo la sproporzione è volutamente
paradossale: come potranno sette pani sfamare una folla affamata di sette
giorni? Sette pani, appunto, sette: il numero della perfezione e della totalità
per Israele. Sette pani: la totalità di ciò che sei, la pienezza di ciò che
sai, se messo in gioco, può sfamare l'umanità. Sfidiamo a generosità Dio, non
restiamo lì ad aspettare che sia lui a risolvere i problemi ma accogliamo la
sua provocazione, oggi. Cosa sono disposto a mettere in gioco del mio tempo,
della mia intelligenza, del mio carattere per sfamare i tanti fratelli che oggi
incontrerò, prima che essi svengano sulla strada della vita? Gesù, in questo
prossimo Natale, ci svela il volto di un Dio che ci chiede una mano a salvare
il mondo. Lo vogliamo davvero un Dio così?
Prega
Signore, ci rechiamo da te per
essere guariti dentro, per tornare a vedere il senso della nostra vita. Tu sazi
la nostra fame di felicità e ci chiedi di metterci in gioco per saziare i
fratelli che oggi incontreremo. Marana thà, vieni Signore Gesù!
Fate quello che vi dirà
Per vivere da discepolo di Gesù..."Ho sempre cercato di
contentare chiunque, nonostante la ripugnanza che sentivo" (santa Teresa di
Gesù). La compassione di Cristo per l'uomo che soffre si prolunga nella vita
dei santi. Seguirò, dunque, l'esempio di santa Teresa
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