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[1] Questa è la prima Regola che il
beato Francesco compose, e il signor papa Innocenzo gli confermò senza bolla.
Prologo
[2] 1 Nel nome del Padre e del Figlio e dello
Spirito Santo! 2 Questa è la vita del Vangelo di Gesù Cristo,
che frate Francesco chiese che dal signor papa Innocenzo gli fosse concessa e
confermata. Ed egli la concesse e la confermò per lui e per i suoi frati
presenti e futuri.
[3] 3 Frate Francesco e chiunque sarà a capo di
questa Religione, prometta obbedienza e reverenza al signor papa Innocenzo e ai
suoi successori.
4 E tutti gli altri frati siano tenuti ad
obbedire a frate Francesco e ai suoi successori.
Capitolo I
Che i frati vivano in obbedienza, in castità
e senza nulla dl proprio
[4] 1 La regola e vita dei frati è questa, cioè
vivere in obbedienza, in castità e senza nulla di proprio, e seguire la
dottrina e l'esempio del Signore nostro Gesù Cristo, il quale dice: 2 «Se vuoi essere perfetto, va', vendi tutto
quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e poi vieni e
seguimi (Lc 18,22; Mt 19,21); 3 e: «Se
qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi
segua» (Mt 16,24); 4 e ancora: «Se
qualcuno vuole venire a me e non odia il padre, la madre, la moglie e i figli,
i fratelli e le sorelle e anche la sua vita stessa non può essere mio
discepolo» (Lc 14,26). E: «Chiunque
avrà lasciato il padre o la madre, i fratelli o le sorelle, la moglie o i
figli, le case o i campi per amore mio, riceverà il centuplo e possederà la
vita eterna» (Cfr. Mt 19,29; Mc 10,29; Lc 18,29).
Capitolo II
Dell'accettazione e delle vesti dei frati
[5] 1 Se qualcuno, per divina ispirazione, volendo
scegliere questa vita, verrà dai nostri frati, sia da essi benignamente
accolto.
2 E se sarà deciso nell'accettare la nostra
vita, si guardino bene i frati dall'intromettersi nei suoi affari temporali,
ma, quanto prima possono, lo presentino al loro ministro.
Il ministro poi lo riceva con bontà e lo conforti e
diligentemente gli esponga il tenore della nostra vita. 4 Dopo di che, il predetto,
se vuole e lo può spiritualmente, senza impedimento, venda tutte le cose sue e
procuri di distribuire tutto ai poveri.
[6] 5 Si guardino i frati e il ministro dei frati
dall'intromettersi in alcun modo nei suoi affari, 6 né accettino denaro né direttamente né per
interposta persona. 7 Se tuttavia fossero nel bisogno, possono i
frati ricevere le altre cose necessarie al corpo, ma non denaro, come gli altri
poveri, per ragione della necessità.
[7] 5 E quando sarà ritornato, il ministro gli
conceda i panni della prova, per un anno, e cioè due tonache senza cappuccio e
il cingolo e i calzoni e il capperone fino al cingolo. 9 Finito l'anno e il
periodo della prova, sia ricevuto all'obbedienza. 10 Dopo di che non potrà passare ad altra
Religione, né andar vagando fuori dell'obbedienza, secondo la prescrizione del
signor Papa, e secondo il Vangelo, poiché
nessuno che mette mano all'aratro e guarda indietro è adatto al regno di Dio (Lc
9,62).
11 Se però venisse qualcuno che non può dar via
le cose sue senza impedimento, pur desiderandolo spiritualmente, le abbandoni,
e ciò è sufficiente.
12 Nessuno sia ricevuto contro le norme e le
prescrizioni della santa Chiesa.
[8] 13 Gli altri frati poi che hanno promesso obbedienza,
abbiano una sola tonaca con il cappuccio e un'altra senza cappuccio, se sarà
necessario, e il cingolo e i calzoni.
14 E tutti i frati portino vesti umili e sia loro
concesso di rattopparle con stoffa di sacco e di altre pezze con la benedizione
di Dio, poiché dice il Signore nel Vangelo: «Quelli
che indossano abiti preziosi e vivono in mezzo alle delizie e quelli che
portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re» (Lc 7,25; Mt 11,8). 15 E anche se sono tacciati da ipocriti, tuttavia
non cessino di fare il bene; né cerchino vesti preziose in questo mondo perché
possano avere una veste nel regno dei cieli.
Capitolo III
Del divino ufficio e del digiuno
[9] 1 Dice il Signore: «Questa specie di demoni non si può scacciare se non con la preghiera e
col digiuno» (Cfr. Mc 9,28). 2 E ancora: «Quando digiunate non prendete un'aria
melanconica come gli ipocriti» (Mt 6,16).
[10] 3 Perciò tutti i frati, sia chierici sia laici,
recitino il divino ufficio, le lodi e le orazioni come sono tenuti a fare.
41 I chierici recitino l'ufficio e lo dicano per
i vivi e per i defunti, secondo la consuetudine dei chierici. Per i difetti e
le negligenze dei frati dicano, ogni giorno, il Miserere mei, Deus (Sal 50) con il Pater noster.
6 Per i frati defunti dicano il De profundis (Sal 129) con il Pater noster.
7 E possano avere soltanto i libri necessari per
adempiere al loro ufficio. 3 Anche ai laici che sanno leggere il salterio,
sia concesso di averlo; 9 agli altri, invece, che non sanno leggere, non
sia concesso di avere alcun libro.
[11] 10 I laici dicano il Credo in Dio e ventiquattro Pater
noster con il Gloria al Padre per
il mattutino, cinque per le lodi, per l'ora di prima il Credo in Dio e sette Pater noster, con il Gloria al Padre; per terza, sesta e nona, per ciascuna di esse,
sette Pater noster; per il vespro
dodici, per compieta il Credo in Dio
e sette Pater noster con il Gloria al Padre; per i defunti sette Pater noster con il Requiem aeternam; e per le mancanze e le negligenze dei frati tre Pater noster ogni giorno.
[12] 11 E similmente, tutti i frati digiunino dalla
festa di Tutti i Santi fino al Natale e dalla Epifania, quando il Signore
nostro Gesù Cristo incominciò a digiunare, fino alla Pasqua. 12 Negli
altri tempi poi, eccetto il venerdì, non siano tenuti a digiunare secondo
questa norma di vita. 13 E secondo il Vangelo, sia loro lecito mangiare di tutti i cibi che vengono loro presentati (Cfr. Lc
10,8).
Capitolo IV
Dei rapporti tra i ministri e gli altri frati
[13] 1 Nel nome del Signore! 2 Tutti i frati, che sono
costituiti ministri e servi degli altri frati, distribuiscano nelle province e
nei luoghi in cui saranno, i loro frati, e spesso li visitino e spiritualmente
li esortino e li confortino. 3 E tutti gli altri miei frati benedetti
diligentemente obbediscano loro in quelle cose che riguardano la salute
dell'anima e non sono contrarie alla nostra vita. 4 E si comportino tra loro come dice il Signore:
«Tutto quanto desiderate che gli uomini
facciano a voi, fatelo voi pure a loro» (Mt 7,12) 5 e ancora: «Ciò che tu non vuoi sia fatto a te, non
farlo agli altri» (Cfr. Tb 4,16; Lc 6,31).
[14] 6 E si ricordino i ministri e servi che il
Signore dice: «Non sono venuto per essere
servito, ma per servire» (Mt 20,2); e che a loro è stata affidata la cura
delle anime dei frati, perciò se qualcuno di essi si perdesse per loro colpa e
cattivo esempio, nel giorno del giudizio dovranno rendere ragione (Cfr. 12,36) davanti al Signore [nostro] Gesù Cristo.
Capitolo V
Della correzione dei frati nelle loro mancanze
[15] 1 Custodite, perciò, le vostre anime e quelle
dei vostri fratelli, perché è terribile
cadere nelle mani del Dio vivente (Eb 10,31). 2 Se poi qualcuno dei ministri comandasse a un
frate, qualcosa contro la nostra vita o contro la sua anima, il frate non sia
tenuto ad obbedirgli, poiché non è obbedienza quella in cui si commette delitto
o peccato.
[16] 3 Tuttavia, tutti i frati che sono sottoposti ai
ministri e servi, considerino con ponderazione e diligenza le azioni dei loro
ministri e servi. 4 E se vedranno che qualcuno di essi vive
secondo la carne e non secondo lo spirito, quale è richiesto dalla rettitudine
della nostra vita, dopo la terza ammonizione, se non si sarà emendato, lo
notifichino al ministro e servo di tutta la Fraternità nel Capitolo di
Pentecoste, senza che nulla lo impedisca.
[17] 5 Se poi tra i frati, ovunque siano, ci fosse
qualche frate che volesse camminare secondo la carne e non secondo lo spirito,
i frati, con i quali si trova, lo ammoniscano, lo istruiscano e lo correggano
con umiltà e diligenza. 6 Che se, dopo la terza ammonizione, quegli non
avrà voluto emendarsi, Io mandino oppure ne riferiscano al ministro e servo, e
il ministro e servo lo tratti come gli sembrerà meglio secondo Iddio.
[18] 7 E si guardino tutti i frati, sia i ministri e
servi sia gli altri, dal turbarsi e dall'adirarsi per il peccato o il male di
un altro, perché il diavolo per la colpa di uno vuole corrompere molti, 8 ma
spiritualmente, come meglio possono, aiutino chi ha peccato, perché non quelli che stanno bene hanno bisogno del
medico, ma gli ammalati (Cfr. Mt 9,12; Mc 2,17).
[19] 9 Similmente, tutti i frati non abbiano in
questo alcun potere o dominio, soprattutto fra di loro. 10 Come dice infatti il
Signore nel Vangelo: «I principi delle
nazioni le signoreggiano, e i grandi esercitano il potere su di esse (Mt
20,25); non cosi sarà tra i frati; 11 e chi
tra loro vorrà essere maggiore, sia il loro ministro (Mt 20,26-27) e servo;
12 e chi
tra di essi è maggiore, si faccia come il minore» (Lc 22,26).
[20] 13 Nessun frate faccia del male o dica del male a
un altro 14 anzi per
carità di spirito volentieri si servano e si obbediscano vicendevolmente (Cfr. Gal 5,13).
15 E questa è la vera e santa obbedienza del
Signore nostro Gesù Cristo.
[21] 16 E tutti i frati, ogni volta che si allontaneranno dai comandamenti del
Signore (Cfr. Sal 118,21) e andranno vagando fuori dell'obbedienza, come
dice il profeta, sappiano che essi sono maledetti fuori dall'obbedienza, fino a
quando rimarranno consapevolmente in tale peccato.
17 Se invece avranno perseverato nei comandamenti
del Signore, che hanno promesso di osservare seguendo il santo Vangelo e la
loro forma di vita, sappiano che sono nella vera obbedienza, e siano benedetti
dal Signore.
Capitolo VI
Del ricorso dei frati al loro ministri
e che nessun frate sia chiamato priore
[22] 1 I frati, in qualunque luogo sono, se non
possono osservare la nostra vita, quanto prima possono, ricorrano al loro
ministro e glielo manifestino. 2 Il ministro poi procuri di provvedere ad essi,
così come egli stesso vorrebbe si facesse per lui, se si trovasse in un caso
simile.
[23] 3 E nessuno sia chiamato priore, ma tutti siano
chiamati semplicemente frati minori. 4 E l'uno
lavi i piedi all'altro (Gv 13,14).
Capitolo VII
Del modo di servire e di lavorare
[24] 1 Tutti i frati, in qualunque luogo si trovino
presso altri per servire o per lavorare, non facciano né gli amministratori né
i cancellieri, né presiedano nelle case in cui prestano servizio; né accettino
alcun ufficio che generi scandalo o che porti
danno alla loro anima (Cfr. Mc 8,36; Lc 22,26); ma siano minori e
sottomessi a tutti coloro che sono in quella stessa casa.
3 E i frati che sanno lavorare, lavorino ed
esercitino quel mestiere che già conoscono, se non sarà contrario alla salute
dell'anima e può essere esercitato onestamente.
4 Infatti dice il profeta: «Mangerai il frutto del tuo lavoro; beato sei e t'andrà bene» (Sal
127,2); 5 e l'Apostolo: «Chi non vuol lavorare, non mangi» (Cfr. Ts 3,10); 6 e: «Ciascuno rimanga in quel mestiere e in
quella professione cui fu chiamato» (Cfr. 1Cor 7,24). 7 E per il lavoro prestato possano ricevere
tutto il necessario, eccetto il denaro.
8 E quando sarà necessario, vadano per
l'elemosina come gli altri poveri.
[25] 9 E possano avere gli arnesi e gli strumenti
adatti ai loro mestieri.
10 Tutti i
frati cerchino di applicarsi alle opere buone; poiché sta scritto: Fa' sempre qualche cosa di buono affinché il
diavolo ti trovi occupato, 11 e ancora: L'ozio
è il nemico dell'anima. 12 Perciò i servi di Dio devono sempre dedicarsi
alla preghiera o a qualche opera buona.
[26] 13 Si guardino i frati, ovunque saranno, negli
eremi o in altri luoghi, di non appropriarsi di alcun luogo e di non
contenderlo ad alcuno.
14 E chiunque verrà da essi, amico o nemico,
ladro o brigante, sia ricevuto con bontà. 15 E ovunque sono i frati e in qualunque luogo si
incontreranno, debbano rivedersi volentieri e con gioia di spirito e onorarsi scambievolmente senza mormorazione (1Pt
4,9).
[27] 16 E si guardino i frati dal mostrarsi tristi all'esterno e oscuri in faccia
come gli ipocriti (Cfr. Mt 6,16), ma
si mostrino lieti nel Signore (Cfr.
Fil 4,4) e giocondi e garbatamente amabili.
Capitolo VIII
Che i frati non ricevano denaro
[28] 1 Il Signore comanda nel Vangelo: «Attenzione, guardatevi da ogni malizia
e avarizia» (Lc 12,15 e 21,34); 2 e: «Guardatevi dalle preoccupazioni di
questo mondo e dalle cure di questa
vita». 3 Perciò, nessun frate, ovunque sia e dovunque
vada, in nessun modo prenda con sé o riceva da altri o permetta che sia
ricevuta pecunia o denaro, né col pretesto di acquistare vesti o libri, né per
compenso di alcun lavoro, insomma per nessuna ragione, se non per una manifesta
necessità dei frati infermi; poiché non dobbiamo avere né attribuire alla
pecunia e al denaro maggiore utilità che ai sassi.
4 E il diavolo vuole accecare quelli che li
desiderano e li stimano più dei sassi. 5 Badiamo, dunque, noi che abbiamo lasciato
tutto (Cfr. Mt 19,27), di non perdere, per sì poca cosa, il regno dei cieli.
6 E se troveremo in qualche luogo del denaro,
non curiamocene, come della polvere che si calpesta, poiché è vanità delle vanità e tutto è vanità (Qo
1,2).
7 E se per caso, Dio non voglia, capitasse che
un frate raccogliesse o avesse della pecunia o del denaro, eccettuato soltanto
per la predetta necessità relativa agli infermi, tutti noi frati riteniamolo un
falso frate e apostata e un ladro e un brigante, e un ricettatore di borse, a
meno che non se ne penta sinceramente.
8 E in nessun modo i frati accettino né
permettano di accettare, né cerchino, né facciano cercare pecunia per
elemosina, né soldi per qualche casa o luogo, né si accompagnino con persona
che vada in cerca di pecunia o di denaro per tali luoghi. 9 Altri
servizi invece, che non sono contrari alla nostra forma di vita, i frati li
possono fare nei luoghi con la benedizione di Dio.
10 Tuttavia, i frati, per una evidente necessità
dei lebbrosi, possono chiedere l'elemosina per essi.
11 Si guardino però molto dalla pecunia. 12 Similmente, tutti i frati si guardino di non
andare in giro per alcun turpe guadagno.
Capitolo IX
Del chiedere l'elemosina
[29] 1 Tutti i frati si impegnino a seguire l'umiltà
e la povertà del Signore nostro Gesù Cristo, e si ricordino che nient'altro ci
è consentito di avere, di tutto il mondo, come dice l'apostolo, se non il cibo e le vesti, e di questi ci
dobbiamo accontentare (Cfr. 1Tm 6,8).
[30] 2 E devono essere lieti quando vivono tra
persone di poco conto e disprezzate, tra poveri e deboli, tra infermi e
lebbrosi e tra i mendicanti lungo la strada.
[31] 3 E quando sarà necessario, vadano per
l'elemosina.
4 E non si vergognino, ma si ricordino piuttosto
che il Signor nostro Gesù Cristo, Figlio
del Dio vivo (Gv 11,27), onnipotente,
rese la sua faccia come pietra durissima (Is 50, 7), né si vergognò; 5 e fu povero e ospite, e visse di elemosine lui
e la beata Vergine
e i suoi discepoli. 6 E quando gli uomini facessero loro vergogna e
non volessero dare loro l'elemosina, ne ringrazino Iddio, poiché per tali
umiliazioni riceveranno grande onore presso il tribunale del Signore nostro
Gesù Cristo.
7 E sappiano che l'umiliazione è imputata non a
coloro che la ricevono ma a coloro che la fanno.
8 E l'elemosina è l'eredità e la giustizia
dovuta ai poveri; l'ha acquistata per noi il Signor nostro Gesù Cristo. 9 E i frati
che lavorano per acquistarla avranno grande ricompensa e la fanno guadagnare e
acquistare a quelli che la donano; poiché tutte le cose che gli uomini
lasceranno nel mondo, periranno, ma della carità e delle elemosine che hanno
fatto riceveranno il premio dal Signore.
[32] 10 E con fiducia l'uno manifesti all'altro la
propria necessità, perché l'altro gli trovi le cose necessarie e gliele dia. 11 E
ciascuno ami e nutra il suo fratello, come la madre ama e nutre il proprio
figlio (Cfr. 1Ts 2,7), in tutte quelle cose in cui Dio gli darà grazia. 12 E colui che non mangia non giudichi colui
che mangia (Rm 14,3).
[33] 13 E ogniqualvolta sopravvenga la necessità, sia
consentito a tutti i frati, ovunque si trovino, di prendere tutti i cibi che
gli uomini possono mangiare, così come il Signore dice di David, il quale mangiò i pani dell'offerta che non era
permesso mangiare se non ai sacerdoti (Mc 2,27; cfr. Mt 12,4). 14 E ricordino ciò che dice il Signore: «Badate a voi che non vi capiti che i vostri
cuori siano aggravati dalla crapula e dall'ubriachezza e dalle preoccupazioni
di questa vita 15 e che
quel giorno piombi su di voi all'improvviso, poiché cadrà come un laccio su
tutti coloro che abitano sulla faccia della terra» (Lc 21,34 e 35). 16 Similmente, ancora, in tempo di manifesta
necessità tutti i frati provvedano per le cose loro necessarie cosi come il
Signore darà loro la grazia, poiché la
necessità non ha legge.
Capitolo X
Dei frati infermi
[34] 1 Se un frate cadrà ammalato, ovunque si trovi,
gli altri frati non lo lascino senza avere prima incaricato un frate, o più se
sarà necessario, che lo servano come
vorrebbero essere serviti essi stessi; 2 però in caso di estrema necessità, lo possono
affidare a qualche persona che debba assisterlo nella sua infermità.
[35] 3 E prego il frate infermo di rendere grazie di
tutto al Creatore; e che quale lo vuole il Signore, tale desideri di essere,
sano o malato, poiché tutti coloro che Dio ha preordinato alla vita eterna, li educa con i richiami stimolanti
dei flagelli e delle infermità e con lo
spirito di compunzione, così come dice il Signore: «Io quelli che amo, li correggo e li castigo».
4 Se invece si turberà e si adirerà contro Dio e
contro i frati, ovvero chiederà con insistenza medicine, desiderando troppo di
liberare la carne che presto dovrà morire, e che è nemica dell'anima, questo
gli viene dal maligno ed egli è uomo carnale, e non sembra essere un frate,
poiché ama più il corpo che l'anima.
Capitolo XI
Che i frati non facciano ingiuria né detrazione,
ma si amino scambievolmente
[36] 1 E tutti i frati si guardino dal calunniare
alcuno, e evitino le dispute di parole (Cfr.
2Tm 2,14), 2 anzi cerchino di
conservare il silenzio, se Dio darà loro questa grazia. 3 E non litighino tra loro,
né con gli altri, ma procurino di rispondere con umiltà, dicendo: Sono servo inutile (Cfr. Lc 17,10).
[37] 4 E non si adirino, perché chiunque si adira col suo fratello, sarà condannato al giudizio; chi
avrà detto al suo fratello «raca», sarà condannato nel Sinedrio; chi gli avrà
detto «pazzo», sarà condannato al fuoco della Geenna (Mt 5,22). 5 E si amino scambievolmente, come dice il
Signore: «Questo è il mio comandamento:
che vi amiate scambievolmente come io ho amato voi» (Gv 15,12). 6 E mostrino con
le opere l'amore che hanno fra di loro, come dice l'apostolo: «Non amiamo a parola né con la lingua, ma
con le opere e in verità» (Cfr. Gc 2,18; 1Gv 3,8). 7 E non
oltraggino nessuno (Tt 3,2); 8 non
mormorino, non calunnino gli altri, poiché è scritto: «i sussurroni e i detrattori sono in odio a Dio» (Rm 1,29 e 30). 9E
siano modesti, mostrando ogni
mansuetudine verso tutti gli uomini (Cfr. Tt 3,2). 10 Non giudichino, non condannino; 11 e come
dice il Signore, non guardino ai più
piccoli peccati degli altri, 12 ma
pensino piuttosto ai loro nell'amarezza della loro anima (Cfr. Mt 7,3; Is
38,15).
13 E si
sforzino di entrare per la porta stretta (Lc 13,24), poiché dice il Signore: «Angusta
è la porta e stretta la via che conduce alla vita; e sono pochi quelli che la
trovano» (Mt 7,14).
Capitolo XII
Degli sguardi impuri e della compagnia delle donne
[38] 1 Tutti i frati, ovunque siano o vadano, evitino
gli sguardi impuri e la compagnia delle donne. 2 E nessuno si trattenga in consigli né cammini
solo per la strada né mangi alla mensa in unico piatto con esse.
31 sacerdoti parlino con loro onestamente quando
amministrano la penitenza o per qualche consiglio spirituale.
4 E nessuna donna in maniera assoluta sia
ricevuta all'obbedienza da alcun frate, ma una volta datole il consiglio
spirituale, essa faccia vita di penitenza dove vorrà. 5 E tutti dobbiamo vigilare
molto su noi stessi e dobbiamo mantenere le nostre membra pure, poiché dice il
Signore: «Chiunque avrà guardato una
donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei, nel suo cuore» (Mt
5,28). 6 E l'apostolo: «Non sapete che le vostre membra sono tempio dello Spirito Santo? (Cfr.
1Cor 6,19); perciò, se uno violerà il
tempio di Dio, Dio distruggerà lui» (1Cor 3,17).
Capitolo XIII
Dell'evitare la fornicazione
[39] 1 Se un frate, per istigazione del diavolo,
dovesse fornicare, sia spogliato dell'abito, che per il turpe peccato ha
perduto il diritto di portare, e lo deponga del tutto, e sia espulso totalmente
dalla nostra Religione. 2 E dopo faccia penitenza dei peccati (Cfr. 1Cor
5,4-5).
Capitolo XIV
Come i frati devono andare per il mondo
[40] 1 Quando i frati vanno per il mondo, non portino
niente per il viaggio, né sacco, né
bisaccia, né pane, né pecunia, né bastone (Cfr. Lc 9,3; 10,4-8; Mt 10,10). 2 E in
qualunque casa entreranno dicano prima: Pace a questa casa (Cfr. Lc 10,5). 3 E dimorando in quella casa mangino e bevano quello che ci sarà presso di loro (Cfr.
Lc 10,7). 4 Non resistano al malvagio; ma se uno li percuote su
una guancia, gli offrano l'altra. 5 E se uno
toglie loro il mantello, non gli impediscano di prendere anche la tunica. 6 Diano a
chiunque chiede; e a chi toglie il loro, non lo richiedano (Cfr. Mt 5,39 e
Lc 6,29 e 30).
Capitolo XV
Che i frati non posseggano bestie, ne vadano a cavallo
[41] 1 Ordino a tutti i miei frati sia chierici che
laici, che vanno per il mondo o dimorano nei luoghi, di non avere né presso di
sé, né presso altri, né in nessun altro modo, alcuna bestia.
2 E non sia loro lecito andare a cavallo se non
vi siano costretti da infermità o da grande necessità.
Capitolo XVI
Di coloro che vanno tra i saraceni e gli altri infedeli
[42] 1 Dice il Signore: «Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi. 2 Siate dunque prudenti come serpenti e
semplici come colombe» (Mt 10,16).
3 Perciò qualsiasi frate che vorrà andare tra i
Saraceni e altri infedeli, vada con il permesso del suo ministro e servo.
4 Il ministro poi dia loro il permesso e non li
ostacoli se vedrà che sono idonei ad essere mandati; infatti dovrà rendere
ragione al Signore (Cfr. Lc 16,2), se in queste come in altre cose avrà
proceduto senza discrezione.
[43] 5 I frati poi che vanno fra gli infedeli,
possono comportarsi spiritualmente in mezzo a loro in due modi. 6 Un modo è
che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti
ad ogni creatura umana per amore di Dio (1Pt 2,13) a e confessino di essere
cristiani.
7 L'altro modo è che quando vedranno che piace
al Signore, annunzino la parola di Dio perché essi credano in Dio onnipotente
Padre e Figlio e Spirito Santo, Creatore di tutte le cose, e nel Figlio
Redentore e Salvatore, e siano battezzati, e si facciano cristiani, poiché, se
uno non sarà rinato per acqua e Spirito
Santo non può entrare nel regno di Dio (Gv 3,5).
[44] 8 Queste ed altre cose che piaceranno al
Signore, possono dire ad essi e ad altri; poiché dice il Signore nel Vangelo: «Chi mi riconoscerà davanti agli uomini, io
lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli» (Mt 10,32); 9 e: «Chiunque si vergognerà di me e delle mie
parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando tornerà nella gloria
sua e del Padre e degli angeli» (Lc 9,26).
[45] 10 E tutti i frati, ovunque sono, si ricordino
che si sono donati e hanno abbandonato i loro corpi al Signore nostro Gesù
Cristo. 11 E per il suo amore devono esporsi ai nemici
sia visibili che invisibili, poiché dice il Signore: «Colui che perderà l'anima sua per causa mia la salverà per la vita
eterna» (Cfr. Lc 9,24.; Mt 25,46).
12 «Beati
quelli che sono perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno
dei cieli (Mt 5,10). 13 Se hanno perseguitato me, perseguiteranno
anche voi» (Gv 15,20). 14 E: «Se poi vi perseguitano in una città fuggite
in un'altra (Cfr. Mt 10,23). 15 Beati sarete, quando gli uomini vi odieranno
e vi malediranno e vi perseguiteranno e vi bandiranno e vi insulteranno e il
vostro nome sarà proscritto come infame e falsamente diranno di voi ogni male
per causa mia (Cfr. Mt 5,11 e 12); 16 rallegratevi
in quel giorno ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli (Lc
6,23; Mt 5,12). 17 E io dico a voi, miei amici: non lasciatevi
spaventare da loro (Cfr. Lc 12,4) 18 e non
temete coloro che uccidono il corpo e dopo di ciò non possono far niente di più
(Mt 10,28; Lc 12,4).
19 Guardatevi
di non turbarvi (Mt 24,6). 20 Con la vostra pazienza infatti salverete le
vostre anime (Lc 21, 19). 21 E chi persevererà sino alla fine, questi
sarà salvo» (Mt 10,22; 24,13).
Capitolo XVII
Dei predicatori
[46] 1 Nessun frate predichi contro la forma e le
prescrizioni della santa Chiesa e senza il permesso del suo ministro. 2 E il
ministro si guardi dal concederlo senza discernimento. 3 Tutti i frati, tuttavia,
predichino con le opere. 4 E nessun ministro o predicatore consideri sua
proprietà il ministero dei frati o l'ufficio della predicazione, ma in
qualunque ora gli fosse ordinato, lasci, senza alcuna contestazione, il suo
incarico.
[47] 5 Per cui scongiuro, nella carità che è Dio, (Cfr. 1Gv 4,8.16) tutti i miei frati
occupati nella predicazione, nell'orazione, nel lavoro, sia chierici che laici,
che cerchino di umiliarsi in tutte le cose, 6 di non gloriarsi, né godere tra sé, né
esaltarsi dentro di sé delle buone parole e delle opere anzi di nessun bene che
Dio dice, o fa o opera talora in loro e per mezzo di loro, secondo quello che
dice il Signore: «Non rallegratevi però
in questo, perché vi stanno soggetti gli spiriti» (Lc 10,20).
[48] 7 E siamo fermamente convinti che non
appartengono a noi se non i vizi e i peccati. 8 E dobbiamo anzi godere quando siamo esposti a diverse prove (Gc 1,2), e quando sosteniamo qualsiasi angustia o afflizione di anima o di
corpo in questo mondo in vista della vita eterna. 9 Quindi tutti noi frati guardiamoci da ogni
superbia e vana gloria; 10 e difendiamoci dalla sapienza di questo mondo e dalla prudenza della carne (Rm 8,6-7).
11 Lo spirito della carne, infatti, vuole e si
preoccupa molto di possedere parole, ma poco di attuarle, 12 e cerca
non la religiosità e la santità interiore dello spirito, ma vuole e desidera
avere una religiosità e una santità che appaia al di fuori agli uomini.
13 È di questi che il Signore dice: «In verità vi dico, hanno ricevuto la loro
ricompensa» (Mt 6,2). 14 Lo
spirito del Signore invece vuole che la carne sia mortificata e disprezzata,
vile e abbietta, 15 e ricerca l'umiltà e la pazienza e la pura e
semplice e vera pace dello spirito; 16 e sempre desidera soprattutto il divino timore
e la divina sapienza e il divino amore del Padre e del Figlio e dello Spirito
Santo.
[49] 17 E restituiamo al Signore Dio altissimo e sommo
tutti i beni e riconosciamo che tutti i beni sono suoi e di tutti rendiamogli
grazie, perché procedono tutti da Lui. 18 E lo stesso altissimo e sommo, solo vero Dio
abbia, e gli siano resi ed Egli stesso riceva tutti gli onori e la reverenza,
tutte le lodi e tutte le benedizioni, ogni rendimento di grazia e ogni gloria,
poiché suo è ogni bene ed Egli solo è
buono (Cfr. Lc 18,19).
19 E quando vediamo o sentiamo maledire o fare
del male o bestemmiare Dio, noi benediciamo e facciamo del bene e lodiamo il
Signore che è benedetto nei secoli. Amen (Rm
1,25; 9,5).
Capitolo XVIII
Come i ministri devono radunarsi insieme
[50] 1 Ciascun ministro possa riunirsi con i suoi
frati, ogni anno, ovunque piaccia a loro, nella festa di san Michele arcangelo,
per trattare delle cose che riguardano Dio. 2 Ma tutti i ministri, quelli che sono nelle
regioni d'oltremare e oltr'alpe una volta ogni tre anni, e gli altri una volta
all'anno, vengano al Capitolo generale nella festa di Pentecoste, presso la
chiesa di Santa Maria della Porziuncola a meno che dal ministro e servo di
tutta la fraternità non sia stato ordinato diversamente.
Capitolo XIX
Che i frati vivano cattolicamente
[51] 1 Tutti i frati siano cattolici, vivano e
parlino cattolicamente. 2 Se qualcuno poi a parole o a fatti si
allontanerà dalla fede e dalla vita cattolica e non se ne sarà emendato, sia
espulso totalmente dalla nostra fraternità.
[52] 3 E riteniamo tutti i chierici e tutti i
religiosi per padroni in quelle cose che riguardano la salvezza dell'anima e
che non deviano dalla nostra religione, 4 e veneriamone l'ordine sacro, l'ufficio e il
ministero nel Signore.
Capitolo XX
Della penitenza e della comunione
del corpo e del sangue del signore nostro Gesù Cristo
[53] 1 I frati miei benedetti, sia chierici che
laici, confessino i loro peccati ai sacerdoti della nostra Religione. 2 E se non
potranno, si confessino ad altri sacerdoti prudenti e cattolici, fermamente
convinti e consapevoli che da qualsiasi sacerdote cattolico riceveranno la
penitenza e l'assoluzione, saranno senza dubbio assolti da quei peccati, se
procureranno di osservare umilmente e fedelmente la penitenza loro imposta.
3 Se invece in quel momento non potranno avere
un sacerdote, si confessino a un loro fratello come dice l'apostolo Giacomo: «Confessate l'uno all'altro i vostri
peccati» (Gc 5,16). 4 Tuttavia
per questo, non tralascino di ricorrere ai sacerdote poiché solo ai sacerdoti è
concessa la potestà di legare e di sciogliere.
[54] 5 E così contriti e confessati ricevano il corpo
e il sangue del Signor nostro Gesù Cristo, con grande umiltà e venerazione,
ricordando le parole del Signore. «Chi
mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna» (Gv 6,55), 6 e ancora: «Fate
questo in memoria di me» (Lc 22,19).
Capitolo XXI
Della esortazione e della lode che possono fare tutti i frati
[55] 1 E questa o simile esortazione e lode tutti i
miei frati, quando a loro piacerà, possono annunciare ad ogni categoria di
uomini, con la benedizione di Dio:
2 Temete e onorate,
lodate e benedite,
ringraziate (Cfr.
1Ts 5,18) e adorate
il Signore Dio onnipotente
nella Trinità e nell'Unità,
Padre e Figlio e Spirito Santo,
creatore di tutte le cose.
3 Fate penitenza (Cfr. Mt 3,2),
fate frutti degni di penitenza (Cfr. Lc 3,8),
perché presto moriremo.
4 Date e
vi sarà dato (Lc 6,38),
5 Perdonate (Cfr. Lc 6,37) e vi sarà
perdonato;
6 E se non perdonerete agli uomini le loro
offese (Mt 6,14),
il Signore non vi
perdonerà i vostri peccati (Mc 11,26).
Confessate tutti i vostri peccati (Gc 5,16).
7 Beati coloro che muoiono nella penitenza,
poiché saranno nel regno dei cieli.
8 Guai a quelli che non muoiono nella penitenza,
poiché saranno figli
del diavolo (1Gv 3,10)
di cui compiono le opere (Cfr. Gv 8,41),
e andranno nel fuoco
eterno (Mt 18,8; 25,41),
9 Guardatevi e astenetevi da ogni male
e perseverate nel bene fino alla fine.
Capitolo XXII
Ammonizione ai frati
[56] 1 O frati tutti, riflettiamo attentamente che il
Signore dice: «Amate i vostri nemici e
fate del bene a quelli che vi odiano» (Mt 5,44), 2 poiché il Signore nostro Gesù Cristo, di cui
dobbiamo seguire le orme (Cfr. 1Pt
2,21), chiamò amico (Cfr. Mt 26,50) il suo traditore e si offrì spontaneamente ai
suoi crocifissori. 3 Sono, dunque, nostri amici tutti coloro che
ingiustamente ci infliggono tribolazioni e angustie, ignominie e ingiurie,
dolori e sofferenze, martirio e morte, 4 e li dobbiamo amare molto poiché, a motivo di
ciò che essi ci infliggono, abbiamo la vita eterna.
[57] 5 E dobbiamo avere in odio il nostro corpo con i
suoi vizi e peccati, poiché quando noi viviamo secondo la carne, il diavolo
vuole toglierci l'amore del [Signore nostro] Gesù
Cristo e la vita eterna e vuole perdere se stesso con tutti nell'inferno; 6 poiché noi
per colpa nostra siamo ignobili, miserevoli e contrari al bene, pronti invece e
volonterosi al male, perché, come dice il Signore nel Vangelo: 7 «Dal cuore procedono ed escono i cattivi
pensieri, gli adulteri, le fornicazioni, gli omicidi, i furti, la cupidigia, la
cattiveria, la frode, la impudicizia, l'invidia, le false testimonianze, la
bestemmia, [la superbia], la stoltezza (Mt 15,19 e Mc 7,21 e 22), 8 Tutte queste cose cattive procedono dal di dentro
del cuore dell'uomo, e sono queste cose che contaminano l'uomo» (Mc 7,23;
Mt 15,20).
9 Ora invece, da che abbiamo abbandonato il
mondo, non abbiamo da fare altro che seguire la volontà del Signore e piacere
unicamente a Lui.
[58] 10 Guardiamoci bene dall'essere la terra lungo la
strada, o la terra sassosa, o quella invasa dalle spine 11 secondo quanto dice il
Signore nel Vangelo: «Il seme e la parola
di Dio 12 Quello che cadde lungo la strada
e fu calpestato sono coloro che ascoltano la parola di Dio e non la
comprendono; 13 e
subito viene il diavolo e porta via quello che è stato seminato nei loro cuori,
perché non credano e siano salvati. 14 Quello poi che cadde nei luoghi sassosi, sono
coloro che appena ascoltano la parola, subito la ricevono con gioia; 15 ma quando sopraggiunge una tribolazione o una
persecuzione a causa della parola, ne restano immediatamente scandalizzati; anche
questi non hanno radice in sé, sono
incostanti, perché credono per un certo tempo, ma nell'ora della tentazione
vengono meno. 16 Quello
che cadde tra le spine, sono coloro che ascoltano la parola, ma le cure di
questo mondo e la seduzione delle ricchezze e gli altri affetti disordinati
entrano nel loro animo e soffocano la parola, sicché rimangono infruttuosi.
17 Infine il seme affidato alla terra buona, sono
coloro che, ascoltando la parola con buone, anzi ottime disposizioni, la
intendono e la custodiscono e portano frutti con la perseveranza» (Mt
13,19-23: Mc 4,15-20; Lc 8,11-15).
[59] 18 E perciò noi frati, così come dice il Signore,
«lasciamo che i morti seppelliscano i
loro morti» (Mt 8, 22).
19 E guardiamoci bene dalla malizia e
dall'astuzia di Satana, il quale vuole che l'uomo non abbia la sua mente e il
cuore rivolti a Dio; 20 e, circuendo il cuore dell'uomo con il
pretesto di una ricompensa o di un aiuto, mira a togliere e a soffocare la
parola e i precetti del Signore dalla memoria, e vuole accecare il cuore
dell'uomo, attraverso gli affari e le preoccupazioni di questo mondo, e
abitarvi, così come dice il Signore: 21 «Quando
lo spirito immondo è uscito da un uomo va per luoghi aridi e senz'acqua in
cerca di riposo e non la trova; e allora dice: 22 Tornerò
nella mia casa da cui sono uscito. 23 E
quando vi arriva, la trova vuota, spazzata e adorna. 24 Allora egli se ne va e prende con sé altri
sette spiriti peggiori di lui, poi entrano e vi prendono dimora, sicché
l'ultima condizione di quell'uomo diventa peggiore della prima (Mt 12,
43-45; Lc 11,24-26).
[60] 25 Perciò, tutti noi frati, stiamo bene in
guardia, perché, sotto pretesto di ricompensa, di opera da fare e di un aiuto
non ci avvenga di perdere o di distogliere la nostra mente e il cuore dal
Signore.
26 Ma, nella
santa carità, che è Dio (1Gv 4,16),
prego tutti i frati, sia i ministri che gli altri, che, allontanato ogni
impedimento e messa da parte ogni preoccupazione e ogni affanno, in qualunque
modo meglio possono, si impegnino a servire, amare, adorare e onorare il
Signore Iddio, con cuore puro e con mente pura, ciò che egli stesso domanda
sopra tutte le cose.
[61] 27 E sempre costruiamo in noi una casa (Cfr. Gv
14,23) e una dimora permanente a Lui, che è il Signore Dio onnipotente, Padre e
Figlio e Spirito Santo, e che dice: «Vigilate
dunque e pregate in ogni tempo, affinché possiate sfuggire tutti i mali che
accadranno e stare davanti al Figlio dell'uomo (Lc 21,36). 28 E quando
vi mettete a pregare, dite: Padre nostro che sei nei cieli (Mc 11,25; Mt
6,9). 29 E
adoriamolo con cuore puro, poiché bisogna sempre pregare senza stancarsi mai (Lc
18,1); 30 infatti il
Padre cerca tali adoratori. 31 Dio è
spirito, e bisogna che quelli che lo adorano, lo adorino in spirito e verità» (Gv
4,23 e 24). 32 E a lui ricorriamo come al pastore e al vescovo delle anime
nostre (1Pt 2,25), il quale dice: «lo
sono il buon Pastore, che pascolo le mie pecore e do la mia vita per le mie
pecore» (Cfr. Gv 10,11 e 15). 33 «Voi siete tutti fratelli. 34 Non vogliate chiamare nessuno padre vostro
sulla terra, perché uno solo è il vostro Padre, quello che è nei cieli. 35 Né fatevi chiamare maestri, perché uno solo
è il vostro maestro, che è nei cieli, [Cristo]» (Mt 23,8-10). 36 «Se
rimarrete in me e rimarranno in voi le mie parole, domanderete quel che vorrete
e vi sarà fatto (Gv 15,7). 37 Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, ci
sono io in mezzo a loro (Mt 18,20).
38 Ecco, io
sono con voi fino alla fine dei secoli (Mt 28,20). 39 Le
parole che vi ho detto sono spirito e vita (Gv 6,64). 40 lo sono
la via, la verità e la vita» (Gv 14,6).
[62] 41 Manteniamoci dunque fedeli alle parole, alla
vita, alla dottrina e al santo Vangelo di colui che si è degnato pregare per
noi il Padre suo e manifestarci il nome di lui, dicendo: «Padre, glorifica il tuo nome» (Gv 17,6-26) e: «Glorifica il Figlio tuo perché il Figlio tuo glorifichi te» (Gv
17,24). 42 «Padre,
ho manifestato il tuo nome agli uomini, che mi hai dato, perché le parole che
tu hai dato a me, io le diedi loro; ed essi le hanno accolte e hanno
riconosciuto che io sono uscito da te ed hanno creduto che tu mi hai mandato.
43 Io prego
per loro; non prego per il mondo, 44 ma per
quelli che mi hai dato, perché sono tuoi, e tutto ciò che è mio è tuo. 45 Padre santo, custodisci nel Nome tuo coloro
che mi hai dato, affinché siano una cosa sola come noi. 46 Questo io dico nel mondo, affinché abbiano
la gioia in se stessi. 47 Io ho
comunicato loro la tua parola, e il mondo li ha odiati perché non sono del
mondo, come non sono del mondo io. 48 Non
chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che tu li guardi dal male. 49 Rendili
gloriosi nella verità. 50 La tua parola è verità. 51 Come tu hai mandato me nel mondo, anch'io li
ho mandati nel mondo. 52 E per
loro io santifico me stesso, affinché anche loro siano santificali nella
verità. 53 Non
prego soltanto per questi, ma anche per quelli che crederanno in me, per la
loro parola, affinché siano perfetti nell'unità, e il mondo conosca che tu mi
hai mandato e li hai amati, come hai amato me. 54 Ed io
renderò noto a loro il tuo Nome, affinché l'amore col quale tu hai amato me sia
in loro ed io in loro.
55 Padre,
quelli che mi hai dato, voglio che dove io sono siano anch'essi con me, perché contemplino la tua gloria nel tuo regno». Amen.
Capitolo XXIII
Preghiera e rendimento di grazie
[63] 1 Onnipotente, santissimo, altissimo e sommo
Dio, Padre santo (Gv 7,11) e giusto, Signore Re del cielo e della terra (Cfr. Mt 11,25), per te stesso ti rendiamo grazie, perché per la tua santa volontà
e per l'unico tuo Figlio con lo Spirito Santo hai creato tutte le cose
spirituali e corporali, e noi fatti a tua
immagine e somiglianza hai posto in Paradiso (Cfr. Gn 1,26 e 2,15), 2 E noi per colpa nostra siamo caduti.
[64] 3 E ti rendiamo grazie, perché come tu ci hai
creato per mezzo del tuo Figlio, cosi per il santo tuo amore, col quale ci hai amato (Cfr. Gv 17,26), hai fatto nascere lo stesso vero Dio e
vero uomo dalla gloriosa sempre vergine beatissima santa Maria, e, per la
croce, il sangue e la morte di Lui ci hai voluti redimere dalla schiavitù.
[65] 4 E ti rendiamo grazie, perché lo stesso tuo
Figlio ritornerà nella gloria della sua maestà per destinare i reprobi, che non
fecero penitenza e non ti conobbero, al fuoco eterno, e per dire a tutti coloro
che ti conobbero e ti adorarono e ti servirono nella penitenza: Venite, benedetti dal Padre mio (Mt
25.34), entrate in possesso del regno, che vi è stato preparato fin dalle origini del mondo.
[66] 5 E poiché tutti noi miseri e peccatori, non
siamo degni di nominarti, supplici preghiamo che il Signore nostro Gesù Cristo Figlio tuo diletto, nel quale ti sei compiaciuto (Cfr. Mt 17,5), insieme con lo Spirito Santo Paraclito
ti renda grazie così come a te e a lui piace, per ogni cosa, Lui che ti basta
sempre in tutto e per il quale a noi hai fatto cose tanto grandi. Alleluia.
[67] 6 E per il tuo amore supplichiamo umilmente la
gloriosa e beatissima Madre sempre vergine Maria, i beati Michele, Gabriele e
Raffaele e tutti i cori degli spiriti celesti: serafini, cherubini, troni,
dominazioni, principati, potestà, virtù, angeli, arcangeli; il beato Giovanni
Battista, Giovanni evangelista, Pietro, Paolo, e i beati Patriarchi, i profeti,
i santi innocenti, gli apostoli, gli evangelisti, i discepoli, i martiri, i
confessori, le vergini, i beati Elia e Enoch e tutti i santi che furono e
saranno e sono, affinché, come a te piace, per tutti questi benefici rendano
grazie a Te, sommo vero Dio, eterno e vivo, con il Figlio tuo carissimo, il
Signore nostro Gesù Cristo e con lo Spirito Santo Paraclito nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia (Ap
19,3-4).
[68] 7 E tutti coloro che vogliono servire al Signore
Iddio nella santa Chiesa cattolica e apostolica, e tutti i seguenti ordini:
sacerdoti, diaconi, suddiaconi, accoliti, esorcisti, lettori, ostiari, e tutti
i chierici, e tutti i religiosi e le religiose, tutti i conversi e i fanciulli,
i poveri e i miseri, i re e i principi, i lavoratori e i contadini, i servi e i
padroni, tutte le vergini e le continenti e le maritate, i laici, uomini e
donne, tutti i bambini, gli adolescenti, i giovani e i vecchi, i sani e gli
ammalati, tutti i piccoli e i grandi e tutti
i popoli, genti, razze e lingue (Cfr. Ap 7,9), tutte le nazioni e tutti gli uomini d'ogni parte della terra, che
sono e saranno, noi tutti frati minori, servi
inutili (Lc 17,10), umilmente
preghiamo e supplichiamo perché perseveriamo nella vera fede e nella penitenza,
poiché nessuno può salvarsi in altro modo.
[69] 8 Tutti
amiamo con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la mente, con tutta la
capacità e la fortezza (Mc 12,30 e 33),
con tutta l'intelligenza, con tutte le
forze (Lc 10,27), con tutto lo
slancio, tutto l'affetto, tutti i sentimenti più profondi, tutti i desideri e
la volontà il Signore Iddio (Mc
12,30), il quale a tutti noi ha dato
e dà tutto il corpo, tutta l'anima e tutta la vita; che ci ha creati (Cfr. Tb
13,5), redenti, e ci salverà per sua sola misericordia; Lui che ogni bene fece
e fa a noi miserevoli e miseri, putridi e fetidi, ingrati e cattivi.
[70] 9 Nient'altro dunque dobbiamo desiderare, niente
altro volere, nient'altro ci piaccia e diletti, se non il Creatore e Redentore
e Salvatore nostro, solo vero Dio, il quale è il bene pieno, ogni bene, tutto
il bene, vero e sommo bene, che solo è
buono (Cfr. Lc 18,19), pio, mite,
soave e dolce, che solo è santo, giusto, vero, santo e retto, che solo è
benigno, innocente, puro, dal quale e per il quale e nel quale è ogni perdono
(Cfr. Rm 11,36), ogni grazia, ogni gloria di tutti i penitenti e giusti, di
tutti i santi che godono insieme nei cieli.
[71] 10 Niente dunque ci ostacoli, niente ci separi,
niente si frapponga.
11 E ovunque, noi tutti, in ogni luogo, in ogni
ora e in ogni tempo, ogni giorno e ininterrottamente crediamo veramente e
umilmente e teniamo nel cuore e amiamo, onoriamo adoriamo, serviamo, lodiamo e
benediciamo, glorifichiamo ed esaltiamo, magnifichiamo e rendiamo grazie
all'altissimo e sommo eterno Dio, Trinità e Unità, Padre e Figlio e Spirito
Santo, Creatore di tutte le cose e Salvatore di tutti coloro che credono e
sperano in lui, e amano lui che è senza inizio e senza fine, immutabile,
invisibile, inenarrabile ineffabile incomprensibile. ininvestigabile (Cfr. Rm
11,33), benedetto, degno di lode, glorioso, sopraesaltato (Cfr. Dn 3,52),
sublime, eccelso, soave, amabile, dilettevole e tutto sopra tutte le cose
desiderabile nei secoli dei secoli. Amen.
Capitolo XXIV
Conclusione
[72] 1 Nel nome del Signore! Prego tutti i frati di
imparare la lettera ed il contenuto delle cose che in questa forma di vita sono
state scritte a salvezza della nostra anima, e di richiamarle frequentemente
alla memoria. 2 E prego Dio affinché egli stesso, che è
onnipotente, trino e uno, benedica tutti quanti insegnano, imparano,
custodiscono, ritengono a memoria e praticano queste cose, ogni volta che
ricordano e fanno quelle cose che in essa sono state scritte per la salvezza
della nostra anima. 3 E supplico tutti, baciando loro i piedi, che
le amino molto, le custodiscano e le conservino.
[73] 4 E da parte di Dio onnipotente e del signor
Papa, e per obbedienza io, frate Francesco, fermamente comando e ordino che
nessuno tolga o aggiunga scritto alcuno (Cfr. Dt 4,2; 12,32) a quelle cose che
sono state scritte in questa vita, e che i frati non abbiano un'altra Regola.
5 Gloria al Padre, e al Figlio e allo Spirito
Santo, come era in principio e ora e sempre e nel secoli dei secoli. Amen.
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