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Convento "Santa Maria degli Angeli" San Bartolomeo in Galdo (BN)
 
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Regola bollata (1223) PDF Stampa E-mail
sabato 08 dicembre 2007

REGULA  BULLATA.

 

[ Honorius, episcopus, servus servorum Dei, dilectis filiis, fratri Francisco et aliis fratribus de ordine Fratrum Minorum, salutem et apostolicam benedictionem. Solet annuere sedes Apostolica piis votis et honestis petentium desideriis favorem benivolum impertiri. Eapropter, dilecti in Domino filii, vestris piis precibus inclinati, ordinis vestri regulam, a bonae memoriae Innocentio papa, praedecessore nostro, approbatam, annotatam praesentibus, auctoritate vobis apostolica confirmamus et praesentis scripti patrocinio communimus. Quae talis est:]

REGOLA    BOLLATA.

 

 

[74a]   Onorio, vescovo, servo dei servi di Dio, ai diletti figli, frate Francesco e agli altri frati dell'Ordine dei frati minori, salute e apostolica benedizione.

La Sede Apostolica suole accondiscendere ai pii voti e accordare benevolo favore agli onesti desideri dei richie­denti. Pertanto, diletti figli nel Signore, noi, accogliendo le vostre pie suppliche, vi confermiamo con l'autorità apostolica, la Regola del vostro Ordine, approvata dal nostro predecessore papa Innocenzo, di buona memoria e qui trascritta, e l'avvaloriamo con il patrocinio del pre­sente scritto. La Regola è questa:

 

 

[ Caput  I ]

 In nomine Domini!

 Incipit vita Minorum Fratrum:

 

 

                1 Regula et vita Minorum Fratrum haec est, scilicet Domini nostri Jesu Christi sanctum Evangelium observare vivendo in obedientia, sine proprio et in castitate. 2Frater Franciscus promittit obedientiam et reverentiam domino papae Honorio ac successoribus eius canonice intrantibus et Ecclesiae Romanae. 3Et alii fratres teneantur frati Francisco et eius successoribus obedire.

 

 

 

CAPITOLO I

[74]NEL NOME DEL SIGNORE!

INCOMINCIA LA VITA DEI FRATI MINORI

 

[75]       1 La Regola e vita dei frati minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità.

 

[76]       2 Frate Francesco promette obbedienza e reverenza al signor papa Onorio e ai suoi successori canonicamente eletti e alla Chiesa romana. 3 E gli altri frati siano tenuti a obbedire a frate Francesco e ai suoi successori.

 

 

 

 

[ Caput  II ]

 De his qui volunt vitam istam accipere, et qualiter recipi debeant.

 

                1 Si qui voluerint hanc vitam accipere et venerint ad fratres nostros, mittant eos ad suos ministros provinciales, quibus solummodo et non aliis recipiendi fratres licentia concedatur. 2Ministri vero diligenter examinent eos de fide catholica et ecclesiasticis. 3Et si haec omnia credant et velint ea fideliter et usque in finem firmiter observare 4et uxores non habent vel, si habent, et iam monasterium intraverint uxores vel, licentiam eis dederint auctoritate dioecesani episcopi, voto continentiae iam emisso, et illius sint aetatis uxores, quod non possint de eis oriri suspicio, 5dicant illis verbum sancti Evangelii, quod vadant et vendant omnia sua et ea studeant pauperibus erogare. 6Quod si facere non potuerint, sufficit eis bona voluntas. 7Et caveant fratres et eorum ministri, ne solliciti sint de rebus suis temporalibus, ut libere faciant de rebus suis, quidquid Dominus inspiraverit eis. 8Si tamen consilium requiratur, licentiam habeant ministri mittendi eos ad aliquos Deum timentes, quorum consilio bona sua pauperibus erogentur. 9Postea concedant eis pannos probationis, videlicet duas tunicas sine caputio et cingulum, et braccas et caparonem usque ad cingulum, 10nisi eisdem ministris aliud secundum Deum aliquando videatur. 11Finito vero anno probationis, recipiantur ad obedientiam promittentes vitam istam semper et regulam observare. 12Et nullo modo licebit eis de ista religione exire iuxta mandatum domini papae, 13quia secundum sanctum Evangelium nemo mittens manum ad aratrum et aspiciens retro aptus est regno Dei. 14Et illi qui iam promiserunt obedientiam habeant unam tunicam cum caputio et aliam sine caputio qui voluerint habere. 15Et qui necessitate coguntur possint portare calciamenta. 16Et fratres omnes vestimentis vilibus induantur et possint ea repeciare de saccis et aliis peciis cum benedictione Dei. 17Quos moneo et exhortor, ne despiciant neque iudicent homines, quos vident mollibus vestimentis et coloratis indutos, uti cibis et potibus delicatis, sed magis unusquisque iudicet et despiciat semetipsum.

 

 

 

CAPITOLO II

Dl COLORO CHE VOGLIONO INTRAPRENDERE QUESTA VITA

E COME DEVONO ESSERE RICEVUTI

 

[77]       1 Se alcuni vorranno intraprendere questa vita e verranno dai nostri frati, questi li mandino dai loro ministri provinciali, ai quali soltanto e non ad altri sia concesso di ammettere i frati. 2 I ministri, poi, diligentemente li esaminino intorno alla fede cattolica e ai sacramenti della Chiesa 3 E se credono tutte queste cose e le vogliono fedelmente professare e osservare fermamente fino alla fine; 4 e non hanno mogli o, qualora le abbiano,  esse siano già entrate in monastero o abbiano dato loro il permesso con l'autorizzazione del vescovo diocesano, dopo aver fatto voto di castità; e le mogli siano di tale età che non possa nascere su di loro alcun sospetto; 5 dicano ad essi la parola del santo Vangelo, che «vadano e vendano tutto quello che posseggono e procurino di darlo ai poveri» ([1]). 6. Se non potranno farlo, basta ad essi la buona volontà.

 

[78]       7 E badino i frati e i loro ministri di non essere solleciti delle loro cose temporali, affinché dispongano delle loro cose liberamente, secondo l'ispirazione del Signore. 8 Se tuttavia fosse loro chiesto un consiglio i ministri abbiano la facoltà di mandarli da persone timorate di Dio, perché con il loro consiglio i beni vengano elargiti ai poveri.

 

[79]       9 Poi concedano loro i panni della prova cioè due tonache senza cappuccio e il cingolo e i pantaloni e il capperone fino al cingolo 10 a meno che qual­che volta ai ministri non sembri diversamente secondo Dio.

 

[80]       11 Terminato, poi, l'anno della prova, siano rice­vuti all'obbedienza, promettendo di osservare sempre questa vita e Regola. 12 E in nessun modo sarà loro lecito di uscire da questa Religione, secondo il decreto del signor Papa; 13 poiché, come dice il Vangelo,« nessuno che pone la mano all'aratro e poi s~ volge indietro è adatto per il regno di Dio» «nessuno che mette la mano all'aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio» ([2]).

 

[81]       14 E coloro che hanno già promesso obbedien­za, abbiano una tonaca con il cappuccio e un'altra senza, coloro che la vorranno avere. 15 E coloro che sono costretti da necessità possano portare calzature. 16 E tutti i frati si vestano di abiti vili e possano rat­topparli con sacco e altre pezze con la benedizione di Dio. 17 Li ammonisco, però, e li esorto a non disprezzare e a non giudicare gli uomini che vedono vestiti di abiti molli e colorati ed usare cibi e bevande delicate, ma piuttosto ciascuno giudichi e disprezzi se stesso.

 

 

 

[ Caput III ]

 

De divino officio et ieiunio,

et quomodo fratres debeant ire per mundum.

 

                1 Clerici faciant divinum officium secundum ordinem sanctae Romanae Ecclesiae excepto psalterio, 2 ex quo habere poterunt breviaria. 3 Laici vero dicant viginti quatuor Pater noster pro matutino, pro laude quinque, pro prima, tertia, sexta, nona, pro qualibet istarum septem, pro vesperis autem duodecim, pro completorio septem; 4 et orent pro defunctis. 5 Et ieiunent a festo Omnium Sanctorum usque ad Nativitatem Domini. 6 Sanctam vero quadragesimam, quae incipit ab Epiphania usque ad continuos quadraginta dies, quam Dominus suo sancto ieiunio consecravit, qui voluntarie eam ieiunant benedicti sint a Domino, et qui nolunt non sint astricti. 7 Sed aliam usque ad Resurrectionem Domini ieiunent. 8Aliis autem temporibus non teneantur nisi sexta feria ieiunare. 9 Tempore vero manifestae necessitatis non teneantur fratres ieiunio corporali. 10 Consulo vero, moneo et exhortor fratres meos in Domino Jesu Christo, ut quando vadunt per mundum, non litigent neque contendant verbis, nec alios iudicent; 11 sed sint mites, pacifici et molesti, mansueti et humiles, honeste loquentes omnibus, sicut decet. 12 et non debeant equitare, nisi manifesta necessitate vel infirmitate cogantur. 13 In quamcumque domum intraverint, primum dicant: Pax huic domui. 14 Et secundum sanctum Evangelium de omnibus cibis, qui apponuntur eis, liceat manducare.

 

 

 

 

CAPITOLO III

DEL DIVINO UFFICIO E DEL DIGIUNO,

E COME I FRATI DEBBANO ANDARE PER IL MONDO

 

[82]       1 I chierici recitino il divino ufficio, secondo il ri­to della santa Chiesa romana, eccetto il salterio, 2 e perciò potranno avere i breviari.

 

[83]       3 l laici, invece, dicano ventiquattro Pater noster per il mattutino, cinque per le lodi; per prima, terza, sesta, nona, per ciascuna di queste ore, sette; per il Vespro dodici; per compieta sette; 4 e preghino per i defunti.

 

[84]       5 E digiunino dalla festa di Tutti i Santi fino alla Natività del Signore. 6 La santa Quaresima, invece, che  incomincia dall'Epifania e dura ininterrottamente per quaranta giorni, quella che il Signore consacrò con il suo santo digiuno , coloro che volontariamente la digiunano siano benedetti dal Signore, e coloro che non vogliono non vi siano obbligati. 7 Ma l'altra, fino alla Resurrezione del Signore, la digiunino. 8 Negli altri tempi non siano tenuti a digiunare, se non il venerdì. 9 Ma in caso di manifesta necessità i frati non siano tenuti al digiuno corporale.

 

[85]       10 Consiglio invece, ammonisco ed esorto i miei frati nel Signore Gesù Cristo che, quando vanno per il mondo, non litighino ed evitino le dispute di parole ([3]), e non giudichino gli altri; 11 ma siano miti, pacifici e modesti, mansueti e umili, parlando onestamente con tutti, così come conviene. 12 E non debbano cavalca­re se non siano costretti da evidente necessità o infermità

 

[86]       13 In qualunque casa entreranno dicano, pri­ma di tutto: Pace a questa casa ([4]); 14 e, secondo il santo Vangelo, è loro lecito mangiare di tutti i cibi che saranno loro presentati ([5]).

 

 

 

[ Caput IV ]

 

Quod fratres non recipiant pecuniam.

 

 

                1 Praecipio firmiter fratribus universis, ut nullo modo denarios vel pecuniam recipiant per se vel per interpositam personam. 2 Tamen pro necessitatibus infirmorum et aliis fratribus induendis, per amicos spirituales, ministri tantum et custodes sollicitam curam gerant secundum loca et tempora et frigidas regiones, sicut necessitati viderint expedire; 3 eo semper salvo, ut, sicut dictum est, denarios vel pecuniam non recipiant.

 

 

CAPITOLO IV

CHE I FRATI NON RICEVANO DENARI

 

[87]       1 Comando fermamente a tutti i frati che in nessun modo ricevano denari o pecunia, direttamente o per interposta persona. 2 Tuttavia, i ministri e i custodi, ed essi soltanto, per mezzo di amici spirituali, si prendano sollecita cura per le necessità dei malati e per vestire gli altri frati, secondo i luoghi e i tempi e i paesi freddi, così come sembrerà convenire alla necessità, 3 salvo sempre il principio, come è stato detto, che non ricevano denari o pecunia.

 

 

 

[ Caput V ]

 

De modo laborandi.

 

 

                1 Fratres illi, quibus gratiam dedit Dominus laborandi, laborent fideliter et devote, 2 ita quod, excluso otio animae inimico, sanctae orationis et devotionis spiritum non extinguant, cui debent cetera temporalia deservire. 3 De mercede vero laboris pro se et suis fratribus corporis necessaria recipiant praeter denarios vel pecuniam 4 et hoc humiliter, sicut decet servos Dei et paupertatis sanctissimae sectatores.

 

 

 

CAPITOLO V

DEL MODO Dl LAVORARE

 

[88]       1 Quei frati ai quali il Signore ha concesso la gra­zia di lavorare, lavorino con fedeltà e con devozione 2 così che, allontanato l'ozio, nemico dell'anima, non spengano ([6]) lo spirito della santa orazione e devozione, al quale devono servire tutte le altre cose temporali. 3 Come ricompensa del lavoro ricevano le co­se necessarie al corpo, per sé e per i loro fratelli, eccetto denari o pecunia, 4 e questo umilmente, come conviene a servi di Dio e a seguaci della santissima povertà.

 

 

 

 

 

[ Caput VI ]

 

Quod nihil approprient sibi fratres, et de eleemosyna petenda

et de fratribus infirmis.

 

                1 Fratres nihil sibi approprient nec domum nec locum nec aliquam rem. 2 Et tamquam peregrini et advenae in hoc saeculo in paupertate et humilitate Domino famulantes vadant pro eleemosyna confidenter, 3 nec oportet eos verecundari, quia Dominus pro nobis se fecit pauperem in hoc mundo. 4 Haec est illa celsitudo altissimae paupertatis, quae vos, carissimos fratres meos, heredes et regrs regni caelorum instituit, pauperes rebus fecit, virtutibus sublimavit. 5 Haec sit portio vestra, quae perducit in terram viventium. 6 Cui, dilectissimi fratres, totaliter inhaerentes nihil aliud pro nomine Domini nostri Jesu Christi in perpetuum sub caelo habere velitis. 7 Et, ubicumque sunt et se invenerint fratres, ostendant se domesticos invicem inter se. 8 Et secure manifestet unus alteri necessitatem suam, quia, si mater nutrit et diligit filium suum carnalem, quanto diligentius debet quis diligere et nutrire fratrem suum spiritualem? 9 Et, si quis eorum in infirmitate ceciderit, alii fratres debent ei servire, sicut vellent sibi serviri.

 

 

 

CAPITOLO VI

[89]CHE I FRATI Dl NIENTE Sl APPROPRINO,

E DEL CHIEDERE L'ELEMOSINA E DEI FRATI INFERMI

 

[90]       1 I frati non si approprino di nulla, né casa, né luogo, né alcuna altra cosa. 2 E come pellegrini e fore­stieri ([7]) in questo mondo, servendo al Signore in pover­tà ed umiltà, vadano per l'elemosina con fiducia. 3 Né devono vergognarsi, perché il Signore si è fatto povero per noi in  questo mondo. 4 Questa è la sublimità dell'altissima povertà ([8]) quella che ha costituito voi, fratelli miei carissimi, eredi e re del regno dei cieli ([9]), vi ha fat­to poveri di cose e ricchi di virtù. 5 Questa sia la vostra parte di eredità, quella che conduce fino alla terra dei viventi ([10]). 6 E, aderendo totalmente a questa povertà, fratelli carissimi, non vogliate possedere niente altro in perpetuo sotto il cielo, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo.

 

[91]       7 E ovunque sono e si incontreranno i frati, si mostrino familiari tra loro reciprocamente 8 E ciascu­no manifesti con fiducia all'altro le sue necessità, poiché se la madre nutre e ama il suo figlio carnale, quanto più premurosamente uno deve amare e nutrire il suo fratello spirituale?

 

[92]       9 E se uno di essi cadrà malato, gli altri frati lo devono servire come vorrebbero essere serviti essi stes­si ([11]).

 

 

 

 

[ Caput VII ]

 

De poenitentia fratribus peccantibus imponenda.

 

                1 Si qui fratrum, instigante inimico, mortaliter peccaverint, pro illis peccatis, de quibus ordinatum fuerit inter fratres, ut recurratur ad solos ministros provinciales, teneantur praedicti fratres ad eos recurrere quam citius poterint, sine mora. 2 Ipsi vero ministri, si presbyteri sunt, cum misericordia iniungant illis poenitentiam; si vero presbyteri non sunt, iniungi faciant per alios sacerdotes ordinis, sicut eis secundum Deum melius videbitur expedire. 3 Et cavere debent, ne irascantur et conturbentur propter peccatum alicuius, quia ira et conturbatio in se et in aliis impediunt caritatem.

 

 

 

CAPITOLO VII

DELLA PENITENZA DA IMPORRE Al FRATI CHE PECCANO

 

[93]       1 Se dei frati, per istigazione del nemico, avranno mortalmente peccato, per quei peccati per i quali sarà stato ordinato tra i frati di ricorrere ai soli ministri pro­vinciali, i predetti frati siano tenuti a ricorrere ad essi, quanto prima potranno senza indugio.

[94]       2 I ministri, poi, se sono sacerdoti, loro stessi im­pongano con misericordia ad essi la penitenza; se invece non sono sacerdoti, la facciano imporre da altri sacerdo­ti dell'Ordine, così come sembrerà ad essi più opportu­no, secondo Dio.

[95]       3 E devono guardarsi dall'adirarsi e turbarsi per il peccato di qualcuno, perché l'ira ed il turbamento impediscono la carità in sé e negli altri.

 

 

 

 

[ Caput VIII ]

 

De electione generalis ministri huius fraternitatis

et de capitulo Pentecostes.

 

                1 Universi fratres unum de fratribus istius religionis teneantur semper habere generalem ministrum et servum totius fraternitatis et ei teneantur firmiter obedire. 2 Quo decedente, electio successoris fiat a ministris provincialibus et custodibus in capitulo Pentecostes, in quo provinciales ministri tenenantur semper insimul convenire, ubicumque a generali ministro fuerit constitutum; 3 et hoc semel in tribus annis vel ad alium terminum maiorem vel minorem, sicut a praedicto ministro fuerit ordinatum. 4 Et si aliquo tempore appareret universitati ministrorum provincialium et custodum, praedictum ministrum non esse sufficientem ad servitium et communem utilitatem fratrum, teneantur praedicti fratres, quibus electio data est, in nomine Domini alium sibi eligere in custodem. 5 Post capitulum vero Pentecostes ministri et custodes possint singuli, si voluerint et eis expedire videbitur, eodem anno in suis custodiis semel fratres suos ad capitulum convocare.

 

 

 

CAPITOLO VIII

DELLA ELEZIONE DEL MINISTRO GENERALE Dl QUESTA FRATERNITÀ

E DEL CAPITOLO Dl PENTECOSTE

 

[96]       1 Tutti i frati siano tenuti ad avere sempre uno dei frati di quest'Ordine come ministro generale e servo di tutta la fraternità e a lui devono fermamente obbedire. 2 Alla sua morte, l'elezione del successore sia fatta dai ministri provinciali e dai custodi nel Capitolo di Pentecoste, al quale i ministri provinciali siano tenuti sempre ad intervenire, dovunque sarà stabilito dal ministro generale; 3 e questo, una volta ogni tre anni o entro un termine maggiore o minore, così come dal predetto ministro sarà ordinato.

 

[97]       4 E se talora ai ministri provinciali ed ai custodi all'unanimità sembrasse che detto ministro non fosse idoneo al servizio e alla comune utilità dei frati, i predetti frati ai quali è commessa l'elezione, siano tenuti, nel nome del Signore, ad eleggersi un altro come loro custode.  5 Dopo il Capitolo di Pentecoste, i singoli ministri e custodi possano, se vogliono e lo credono opportuno, convocare, nello stesso anno, nei loro territori, una volta i loro frati a capitolo.

 

 

 

 

[ Caput IX ]

 

De praedicatoribus.

 

                1 Fratres non praedicent in episcopatu alicuius episcopi, cum ab eo illis fuerit contradictum. 2 Et nullus fratrum populo penitus audeat praedicare, nisi a ministro generali huius fraternitatis fuerit examinatus et approbatus, et ab eo officium sibi praedicationis concessum. 3 Moneo quoque et exhortor eosdem fratres, ut in praedicatione, quam faciunt, sint examinata et casta eorum eloquia, ad utilitatem et aedificationem populi, 4 annuntiando eis vitia et virtutes, poenam et gloriam cum brevitate sermonis; quia verbum abbreviatum fecit Dominus super terram.

 

 

 

CAPITOLO IX

DEI PREDICATORI

 

[98]       1 I frati non predichino nella diocesi di alcun vescovo qualora dallo stesso vescovo sia stato loro proibito. 2 E nessun frate osi affatto predicare al popolo, se prima non sia stato esaminato ed approvato dal ministro generale di questa fraternità e non abbia ricevuto dal medesimo l'ufficio della predicazione.

 

[99]       3 Ammonisco anche ed esorto gli stessi frati che, nella loro predicazione, le loro parole siano ponderate e caste ([12]), a utilità e a edificazione del popolo, 4annunciando ai fedeli i vizi e le virtù, la pena e la gloria con brevità di discorso, poiché il Signore sulla terra parlò con parole brevi ([13]).

 

 

 

 

[ Caput X ]

 

De admonitione et correctione fratrum.

 

                1 Fratres, qui sunt ministri et servi aliorum fratrum, visitent et moneant fratres suos et humiliter et caritative corrigant eos, non praecipientes eis aliquid, quod sit contra animam suam et regulam nostram. 2 Fratres vero, qui sunt subditi, recordentur, quod propter Deum abnegaverunt proprias voluntates. 3 Unde firmiter praecipio eis, ut obediant suis ministris in omnibus quae promiserunt Domino observare et non sunt contraria animae et regulae nostrae. 4 Et ubicumque sunt fratres, qui scirent et cognoscerent, se non posse regulam spiritualiter observare, ad suos ministros debeant et possint recurrere. 5 Ministri vero caritative et benigne eos recipiant et tantam familiaritatem habeant circa ipsos, ut dicere possint eis et facere sicut domini servis suis; 6 nam ita debet esse, quod ministri sint servi omnium fratrum. 7 Moneo vero et exhortor in Domino Jesu Christo, ut caveant fratres ab omni superbia, vana gloria, invidia, avaritia; cura et sollicitudine huius saeculi, detractione et murmuratione, 8 et non curent nescientes litteras litteras discere; sed attendant, quod super omnia desiderare debent habere Spiritum Domini et sanctam eius operationem, 9 orare semper ad eum puro corde et habere humilitatem, patientiam in persecutione et infirmitate 10 et diligere eos qui nos persequuntur et reprehendunt et arguunt, quia dicit Dominus: Diligite inimicos vestros et orate pro persequentibus et calumniantibus vos. 11 Beati qui persecutionem patiuntur propter iustitiam, quoniam ipsorum est regnum caelorum. 12 Qui autem perseveraverint usque in finem hic salvus erit.

 

 

 

 

CAPITOLO X

DELL'AMMONIZIONE E DELLA CORREZIONE DEI FRATI.

 

[100]    1. I frati, che sono ministri e servi degli altri frati, visitino ed ammoniscano i loro frati e li correggano con umiltà e carità, non comandando ad essi niente che sia contro alla loro anima e alla nostra Regola.

 

[101]    2 I frati, poi, che sono sudditi, si ricordino che per Dio hanno rinnegato la propria volontà. 3 Perciò comando loro fermamente di obbedire ai loro ministri in tutte quelle cose che promisero al Signore di osservare e non sono contrarie all'anima e alla nostra Regola.

 

[102]    4 E dovunque vi siano dei frati che si rendono conto e riconoscano di non poter osservare spiritualmente la Regola, debbano e possono ricorrere ai loro ministri. 5 I ministri, poi, li accolgano con carità e benevolenza e li trattino con tale familiarità che quelli possano parlare e fare con essi così come parlano e fanno i padroni con i loro servi; 6 infatti, così deve essere, che i ministri siano i servi di tutti i frati.

 

[103]    7 Ammonisco, poi, ed esorto nel Signore Gesù Cristo, che si guardino i frati da ogni superbia, vana gloria, invidia, avarizia ([14]), cure o preoccupazioni di questo mondo ([15]), dalla detrazione e dalla mormorazione.

 

[104]    8 E coloro che non sanno di lettere, non si preoccupino di apprenderle, ma facciano attenzione che ciò che devono desiderare sopra ogni cosa è di avere lo Spirito del Signore e la sua santa operazione, 9 di pregarlo sempre con cuore puro e di avere umiltà, pazienza nella persecuzione e nella infermità, 10 e di amare quelli che ci perseguitano e ci riprendono e ci calunniano, poiché dice il Signore: «Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano e vi calunniano  ([16]); 11 beati quelli che sopportano persecuzione a causa della giustizia, poiché di essi è il regno dei cieli ([17]). 12 E chi persevererà fino alla fine, questi sarà salvo» ([18]).

 

 

 

[ Caput XI ]

 

Quod fratres non ingrediantur monasteria monacharum.

 

                1 Praecipio firmiter fratribus universis, ne habeant suspecta consortia vel consilia mulierum, 2 et ne ingrediantur monasteria monacharum praeter illos, quibus a sede apostolica concessa est licentia specialis; 3 nec fiant compatres virorum vel mulierum nec hac occasione inter fratres vel de fratribus scandalum oriatur.

 

 

 

CAPITOLO XI

CHE I FRATI NON ENTRINO NEI MONASTERI DELLE MONACHE

 

[105]    1 Comando fermamente a tutti i frati di non avere rapporti o conversazioni sospette con donne, 2 e di non entrare in monasteri di monache, eccetto quelli ai quali è stata data dalla Sede Apostolica una speciale licenza.

 

[106]    3 Né si facciano padrini di uomini o di donne affinché per questa occasione non sorga scandalo tra i frati o riguardo ai frati.

 

 

 

 

[ Caput XII ]

 

De euntibus inter saracenos et alios infideles.

 

                1 Quicumque fratrum divina inspiratione voluerint ire inter saracenos et alios infideles petant inde licentiam a suis ministris provincialibus. 2 Ministri vero nullis eundi licentiam tribuant, nisi eis quos viderint esse idoneos ad mittendum. 3 Ad haec per obedientiam iniungo ministris, ut petant a domino papa unum de sanctae Romanae Ecclesiae cardinalibus, qui sit gubernator, protector et corrector istius fraternitatis, 4 ut semper subditi et subiecti pedibus eiusdem sanctae Ecclesiae stabiles in fide catholica paupertatem et humilitatem et sanctum evangelium Domini nostri Jesu Christi, quod firmiter promisimus, observemus.

 

 

 

CAPITOLO XII

Dl COLORO CHE VANNO TRA I SARACENI E TRA GLI ALTRI INFEDELI

 

[107]    1 Quei frati che, per divina ispirazione, vorran­no andare tra i Saraceni e tra gli altri infedeli, ne chie­dano il permesso ai loro ministri provinciali. 2 I mini­stri poi non concedano a nessuno il permesso di andarvi se non a quelli che riterranno idonei ad essere mandati.

 

[108]    3 Inoltre, impongo per obbedienza ai ministri che chiedano al signor Papa uno dei cardinali della san­ta Chiesa romana, il quale sia governatore, protettore e correttore di questa fraternità,

 

[109]    4 affinché, sempre sudditi e soggetti ai piedi della medesima santa Chiesa, stabili nella fede ([19]) cattolica, osser­viamo la povertà, l'umiltà e il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, che abbiamo fermamente promesso.

 

 

 

            [ Nulli ergo omnino hominum liceat hanc paginam nostrae confirmationis infringere vel ei ausu temerario contraire. Si quis autem hoc attentare praesumpserit, indignationem omnipotentis Dei et beatorum Petri et Pauli apostolorum eius se noverit incursurum. Datum Laterani tertio kalendas decembris, Pontificatus nostri anno octavo].

 



    [1]

  Cfr. Mt 19,21.

    [2]

  Lc 9,62.

    [3]

  Cfr. 2Tm 2,14 e Tt 3,2.

    [4]

  Lc 10,5.

    [5]

  Lc 10,8.

    [6]

  Cfr. 1Ts 5,19.

    [7]

  1Pt 2,11.

    [8]

  Cfr. 2Cor 8,9.

    [9]

  Cfr. Gc 2,5.

    [10]

  Cfr. Sal 141,6.

    [11]

  Cfr. Mt 7,11.

    [12]

  Cfr. Sal 11,7 e 17,31.

    [13]

  Cfr. Rm 9,22.

    [14]

  Cfr. Lc 12,15.

    [15]

  Cfr. Mt 13,22.

    [16]

  Mt 5,44.

    [17]

  Mt 5,10.

    [18]

  Mt 10,22.

    [19]

  Cfr. Col 1,23.

 
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