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REGULA BULLATA.
[
Honorius, episcopus, servus servorum Dei, dilectis filiis, fratri Francisco et
aliis fratribus de ordine Fratrum Minorum, salutem et apostolicam
benedictionem. Solet annuere sedes Apostolica piis votis et honestis petentium
desideriis favorem benivolum impertiri. Eapropter, dilecti in Domino filii,
vestris piis precibus inclinati, ordinis vestri regulam, a bonae memoriae
Innocentio papa, praedecessore nostro, approbatam, annotatam praesentibus,
auctoritate vobis apostolica confirmamus et praesentis scripti patrocinio
communimus. Quae talis est:]
REGOLA BOLLATA.
[74a] Onorio, vescovo, servo dei servi di Dio, ai diletti figli, frate
Francesco e agli altri frati dell'Ordine dei frati minori, salute e apostolica
benedizione.
La Sede Apostolica suole
accondiscendere ai pii voti e accordare benevolo favore agli onesti desideri
dei richiedenti. Pertanto, diletti figli nel Signore, noi, accogliendo le
vostre pie suppliche, vi confermiamo con l'autorità apostolica, la Regola del
vostro Ordine, approvata dal nostro predecessore papa Innocenzo, di buona
memoria e qui trascritta, e l'avvaloriamo con il patrocinio del presente
scritto. La Regola è questa:
[
Caput I ]
In
nomine Domini!
Incipit
vita Minorum Fratrum:
1 Regula et vita Minorum
Fratrum haec est, scilicet Domini nostri Jesu Christi sanctum Evangelium
observare vivendo in obedientia, sine proprio et in castitate. 2Frater
Franciscus promittit obedientiam et reverentiam domino papae Honorio ac
successoribus eius canonice intrantibus et Ecclesiae Romanae.
3Et alii fratres teneantur frati Francisco et eius successoribus
obedire.
CAPITOLO I
[74]NEL NOME DEL SIGNORE!
INCOMINCIA LA VITA DEI FRATI
MINORI
[75] 1 La Regola e vita dei frati minori è questa, cioè
osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in
obbedienza, senza nulla di proprio e in castità.
[76] 2 Frate Francesco promette obbedienza e reverenza
al signor papa Onorio e ai suoi successori canonicamente eletti e alla Chiesa
romana. 3 E gli altri frati siano tenuti a obbedire a frate
Francesco e ai suoi successori.
[
Caput II ]
De
his qui volunt vitam istam accipere, et qualiter recipi debeant.
1 Si
qui voluerint hanc vitam accipere et venerint ad fratres nostros, mittant eos
ad suos ministros provinciales, quibus solummodo et non aliis recipiendi
fratres licentia concedatur. 2Ministri vero diligenter examinent eos
de fide catholica et ecclesiasticis. 3Et si haec omnia credant et
velint ea fideliter et usque in finem firmiter observare 4et uxores
non habent vel, si habent, et iam monasterium intraverint uxores vel, licentiam
eis dederint auctoritate dioecesani episcopi, voto continentiae iam emisso, et
illius sint aetatis uxores, quod non possint de eis oriri suspicio, 5dicant
illis verbum sancti Evangelii, quod vadant et vendant omnia sua et ea studeant
pauperibus erogare. 6Quod si facere non potuerint, sufficit eis bona
voluntas. 7Et caveant fratres et eorum ministri, ne solliciti sint
de rebus suis temporalibus, ut libere faciant de rebus suis, quidquid Dominus
inspiraverit eis. 8Si tamen consilium requiratur, licentiam habeant
ministri mittendi eos ad aliquos Deum timentes, quorum consilio bona sua
pauperibus erogentur. 9Postea concedant eis pannos probationis,
videlicet duas tunicas sine caputio et cingulum, et braccas et caparonem usque
ad cingulum, 10nisi eisdem ministris aliud secundum Deum aliquando
videatur. 11Finito vero anno probationis, recipiantur ad obedientiam
promittentes vitam istam semper et regulam observare. 12Et nullo
modo licebit eis de ista religione exire iuxta mandatum domini papae, 13quia
secundum sanctum Evangelium nemo mittens
manum ad aratrum et aspiciens retro aptus est regno Dei. 14Et
illi qui iam promiserunt obedientiam habeant unam tunicam cum caputio et aliam
sine caputio qui voluerint habere. 15Et qui necessitate coguntur
possint portare calciamenta. 16Et fratres omnes vestimentis vilibus
induantur et possint ea repeciare de saccis et aliis peciis cum benedictione
Dei. 17Quos moneo et exhortor, ne despiciant neque iudicent homines,
quos vident mollibus vestimentis et coloratis indutos, uti cibis et potibus
delicatis, sed magis unusquisque iudicet et despiciat semetipsum.
CAPITOLO II
Dl COLORO CHE VOGLIONO INTRAPRENDERE QUESTA VITA
E COME DEVONO ESSERE RICEVUTI
[77] 1 Se alcuni vorranno intraprendere questa vita e
verranno dai nostri frati, questi li mandino dai loro ministri provinciali, ai
quali soltanto e non ad altri sia concesso di ammettere i frati. 2 I
ministri, poi, diligentemente li esaminino intorno alla fede cattolica e ai
sacramenti della Chiesa 3 E se credono tutte queste cose e le
vogliono fedelmente professare e osservare fermamente fino alla fine; 4
e non hanno mogli o, qualora le abbiano,
esse siano già entrate in monastero o abbiano dato loro il permesso con
l'autorizzazione del vescovo diocesano, dopo aver fatto voto di castità; e le
mogli siano di tale età che non possa nascere su di loro alcun sospetto; 5
dicano ad essi la parola del santo Vangelo, che «vadano e vendano tutto quello che posseggono e procurino di darlo ai poveri» ([1]). 6. Se non potranno farlo,
basta ad essi la buona volontà.
[78] 7 E badino i frati e i loro ministri di non essere
solleciti delle loro cose temporali, affinché dispongano delle loro cose
liberamente, secondo l'ispirazione del Signore. 8 Se tuttavia fosse
loro chiesto un consiglio i ministri abbiano la facoltà di mandarli da persone
timorate di Dio, perché con il loro consiglio i beni vengano elargiti ai
poveri.
[79] 9 Poi concedano loro i panni della prova cioè due tonache senza cappuccio e il cingolo e i pantaloni
e il capperone fino al cingolo 10
a meno che qualche volta ai ministri non sembri
diversamente secondo Dio.
[80] 11 Terminato, poi, l'anno della prova, siano ricevuti
all'obbedienza, promettendo di osservare sempre questa vita e Regola. 12
E in nessun modo sarà loro lecito di uscire da questa Religione, secondo il
decreto del signor Papa; 13 poiché, come dice il Vangelo,« nessuno
che pone la mano all'aratro e poi s~ volge indietro è adatto per il regno di
Dio» «nessuno che mette la mano
all'aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio» ([2]).
[81] 14 E coloro che hanno già promesso obbedienza,
abbiano una tonaca con il cappuccio e un'altra senza, coloro che la vorranno
avere. 15 E coloro che sono costretti da necessità possano portare
calzature. 16 E tutti i frati si vestano di abiti vili e possano rattopparli
con sacco e altre pezze con la benedizione di Dio. 17 Li ammonisco,
però, e li esorto a non disprezzare e a non giudicare gli uomini che vedono
vestiti di abiti molli e colorati ed usare cibi e bevande delicate, ma
piuttosto ciascuno giudichi e disprezzi se stesso.
[
Caput III ]
De
divino officio et ieiunio,
et
quomodo fratres debeant ire per mundum.
1
Clerici faciant divinum officium secundum ordinem sanctae Romanae Ecclesiae excepto psalterio, 2 ex
quo habere poterunt breviaria. 3 Laici vero dicant viginti quatuor Pater noster pro matutino, pro laude
quinque, pro prima, tertia, sexta, nona, pro qualibet istarum septem, pro
vesperis autem duodecim, pro completorio septem; 4 et orent pro
defunctis. 5 Et ieiunent a festo Omnium Sanctorum usque ad
Nativitatem Domini. 6 Sanctam vero quadragesimam, quae incipit ab
Epiphania usque ad continuos quadraginta dies, quam Dominus suo sancto ieiunio
consecravit, qui voluntarie eam ieiunant benedicti sint a Domino, et qui nolunt
non sint astricti. 7 Sed aliam usque ad Resurrectionem Domini
ieiunent. 8Aliis autem temporibus non teneantur nisi sexta feria
ieiunare. 9 Tempore vero manifestae necessitatis non teneantur
fratres ieiunio corporali. 10 Consulo vero, moneo et exhortor
fratres meos in Domino Jesu Christo, ut quando vadunt per mundum, non litigent
neque contendant verbis, nec alios iudicent; 11 sed sint mites,
pacifici et molesti, mansueti et humiles, honeste loquentes omnibus, sicut
decet. 12 et non debeant equitare, nisi manifesta necessitate vel
infirmitate cogantur. 13
In quamcumque domum intraverint, primum dicant: Pax huic domui. 14 Et secundum sanctum Evangelium de
omnibus cibis, qui apponuntur eis, liceat manducare.
CAPITOLO III
DEL DIVINO UFFICIO E DEL DIGIUNO,
E COME I FRATI DEBBANO ANDARE PER IL MONDO
[82] 1 I chierici recitino il divino ufficio, secondo
il rito della santa Chiesa romana, eccetto il salterio, 2 e perciò
potranno avere i breviari.
[83] 3 l laici, invece, dicano ventiquattro Pater noster per il mattutino, cinque
per le lodi; per prima, terza, sesta, nona, per ciascuna di queste ore, sette;
per il Vespro dodici; per compieta sette; 4 e
preghino per i defunti.
[84] 5 E digiunino dalla festa di Tutti i Santi fino
alla Natività del Signore. 6 La santa Quaresima,
invece, che incomincia dall'Epifania e
dura ininterrottamente per quaranta giorni, quella che il Signore consacrò con
il suo santo digiuno , coloro che volontariamente la digiunano siano benedetti
dal Signore, e coloro che non vogliono non vi siano obbligati. 7 Ma
l'altra, fino alla Resurrezione del Signore, la digiunino. 8 Negli
altri tempi non siano tenuti a digiunare, se non il venerdì. 9 Ma in
caso di manifesta necessità i frati non siano tenuti al digiuno corporale.
[85] 10 Consiglio invece, ammonisco ed esorto i miei
frati nel Signore Gesù Cristo che, quando vanno per il mondo, non litighino ed evitino le dispute di parole ([3]), e
non giudichino gli altri; 11 ma siano miti, pacifici e modesti,
mansueti e umili, parlando onestamente con tutti, così come conviene. 12
E non debbano cavalcare se non siano costretti da evidente necessità o
infermità
[86] 13 In
qualunque casa entreranno dicano, prima di tutto: Pace a questa casa ([4]); 14
e, secondo il santo Vangelo, è loro lecito mangiare di tutti i cibi che saranno
loro presentati ([5]).
[
Caput IV ]
Quod
fratres non recipiant pecuniam.
1
Praecipio firmiter fratribus universis, ut nullo modo denarios vel pecuniam
recipiant per se vel per interpositam personam. 2 Tamen pro
necessitatibus infirmorum et aliis fratribus induendis, per amicos spirituales,
ministri tantum et custodes sollicitam curam gerant secundum loca et tempora et
frigidas regiones, sicut necessitati viderint expedire; 3 eo semper
salvo, ut, sicut dictum est, denarios vel pecuniam non recipiant.
CAPITOLO IV
CHE I FRATI NON RICEVANO DENARI
[87] 1 Comando fermamente a tutti i frati che in nessun
modo ricevano denari o pecunia, direttamente o per interposta persona. 2
Tuttavia, i ministri e i custodi, ed essi soltanto, per mezzo di amici
spirituali, si prendano sollecita cura per le necessità dei malati e per
vestire gli altri frati, secondo i luoghi e i tempi e i paesi freddi, così come
sembrerà convenire alla necessità, 3 salvo sempre il principio, come
è stato detto, che non ricevano denari o pecunia.
[
Caput V ]
De
modo laborandi.
1 Fratres illi, quibus gratiam dedit Dominus laborandi,
laborent fideliter et devote, 2 ita quod, excluso otio animae
inimico, sanctae orationis et devotionis spiritum non extinguant, cui debent
cetera temporalia deservire. 3 De mercede vero laboris pro se et
suis fratribus corporis necessaria recipiant praeter denarios vel pecuniam 4
et hoc humiliter, sicut decet servos Dei et paupertatis sanctissimae
sectatores.
CAPITOLO V
DEL MODO Dl LAVORARE
[88] 1 Quei frati ai quali il Signore ha concesso la
grazia di lavorare, lavorino con fedeltà e con devozione 2 così
che, allontanato l'ozio, nemico dell'anima, non spengano ([6]) lo
spirito della santa orazione e devozione, al quale devono servire tutte le
altre cose temporali. 3 Come ricompensa del lavoro ricevano le cose
necessarie al corpo, per sé e per i loro fratelli, eccetto denari o pecunia, 4
e questo umilmente, come conviene a servi di Dio e a seguaci della santissima
povertà.
[
Caput VI ]
Quod
nihil approprient sibi fratres, et de eleemosyna petenda
et
de fratribus infirmis.
1
Fratres nihil sibi approprient nec domum nec locum nec aliquam rem. 2
Et tamquam peregrini et advenae in hoc saeculo in paupertate et humilitate
Domino famulantes vadant pro eleemosyna confidenter, 3 nec oportet
eos verecundari, quia Dominus pro nobis se fecit pauperem in hoc mundo. 4
Haec est illa celsitudo altissimae paupertatis, quae vos, carissimos fratres
meos, heredes et regrs regni caelorum instituit, pauperes rebus fecit,
virtutibus sublimavit. 5 Haec sit portio vestra, quae perducit in
terram viventium. 6 Cui, dilectissimi fratres, totaliter inhaerentes
nihil aliud pro nomine Domini nostri Jesu Christi in perpetuum sub caelo habere
velitis. 7 Et, ubicumque sunt et se invenerint fratres, ostendant se
domesticos invicem inter se. 8 Et secure manifestet unus alteri
necessitatem suam, quia, si mater nutrit et diligit filium suum carnalem,
quanto diligentius debet quis diligere et nutrire fratrem suum spiritualem? 9
Et, si quis eorum in infirmitate ceciderit, alii fratres debent ei servire,
sicut vellent sibi serviri.
CAPITOLO VI
[89]CHE I FRATI Dl NIENTE Sl APPROPRINO,
E DEL CHIEDERE L'ELEMOSINA E DEI FRATI INFERMI
[90] 1 I
frati non si approprino di nulla, né casa, né luogo, né alcuna altra cosa. 2
E come pellegrini e forestieri ([7]) in
questo mondo, servendo al Signore in povertà ed umiltà, vadano per l'elemosina
con fiducia. 3 Né devono vergognarsi, perché il Signore si è fatto
povero per noi in questo mondo. 4
Questa è la sublimità dell'altissima povertà ([8])
quella che ha costituito voi, fratelli miei carissimi, eredi e re del regno dei
cieli ([9]), vi
ha fatto poveri di cose e ricchi di virtù. 5 Questa sia la vostra parte di eredità, quella che conduce fino alla
terra dei viventi ([10]). 6 E, aderendo totalmente a
questa povertà, fratelli carissimi, non vogliate possedere niente altro in
perpetuo sotto il cielo, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo.
[91] 7 E ovunque sono e si incontreranno i frati, si
mostrino familiari tra loro reciprocamente 8 E ciascuno manifesti
con fiducia all'altro le sue necessità, poiché se la madre nutre e ama il suo
figlio carnale, quanto più premurosamente uno deve amare e nutrire il suo
fratello spirituale?
[92] 9 E se uno di essi cadrà malato, gli altri frati
lo devono servire come vorrebbero essere serviti essi stessi ([11]).
[
Caput VII ]
De
poenitentia fratribus peccantibus imponenda.
1 Si
qui fratrum, instigante inimico, mortaliter peccaverint, pro illis peccatis, de
quibus ordinatum fuerit inter fratres, ut recurratur ad solos ministros
provinciales, teneantur praedicti fratres ad eos recurrere quam citius
poterint, sine mora. 2 Ipsi vero ministri, si presbyteri sunt, cum
misericordia iniungant illis poenitentiam; si vero presbyteri non sunt, iniungi
faciant per alios sacerdotes ordinis, sicut eis secundum Deum melius videbitur
expedire. 3 Et cavere debent, ne irascantur et conturbentur propter
peccatum alicuius, quia ira et conturbatio in se et in aliis impediunt
caritatem.
CAPITOLO VII
DELLA PENITENZA DA IMPORRE Al FRATI CHE PECCANO
[93] 1 Se dei frati, per istigazione del nemico,
avranno mortalmente peccato, per quei peccati per i quali sarà stato ordinato
tra i frati di ricorrere ai soli ministri provinciali, i predetti frati siano
tenuti a ricorrere ad essi, quanto prima potranno senza indugio.
[94] 2 I ministri, poi, se sono sacerdoti, loro stessi
impongano con misericordia ad essi la penitenza; se invece non sono sacerdoti,
la facciano imporre da altri sacerdoti dell'Ordine, così come sembrerà ad essi
più opportuno, secondo Dio.
[95] 3 E devono guardarsi dall'adirarsi e turbarsi per
il peccato di qualcuno, perché l'ira ed il turbamento impediscono la carità in
sé e negli altri.
[ Caput VIII ]
De electione generalis ministri huius
fraternitatis
et de capitulo Pentecostes.
1 Universi fratres unum de fratribus istius religionis
teneantur semper habere generalem ministrum et servum totius fraternitatis et
ei teneantur firmiter obedire. 2 Quo
decedente, electio successoris fiat a ministris provincialibus et custodibus in
capitulo Pentecostes, in quo provinciales ministri tenenantur semper insimul
convenire, ubicumque a generali ministro fuerit constitutum; 3 et
hoc semel in tribus annis vel ad alium terminum maiorem vel minorem, sicut a
praedicto ministro fuerit ordinatum. 4 Et si aliquo tempore
appareret universitati ministrorum provincialium et custodum, praedictum
ministrum non esse sufficientem ad servitium et communem utilitatem fratrum,
teneantur praedicti fratres, quibus electio data est, in nomine Domini alium
sibi eligere in custodem. 5 Post capitulum vero Pentecostes ministri
et custodes possint singuli, si voluerint et eis expedire videbitur, eodem anno
in suis custodiis semel fratres suos ad capitulum convocare.
CAPITOLO VIII
DELLA ELEZIONE DEL MINISTRO GENERALE Dl QUESTA
FRATERNITÀ
E DEL CAPITOLO Dl PENTECOSTE
[96] 1 Tutti i frati siano tenuti ad avere sempre uno
dei frati di quest'Ordine come ministro generale e servo di tutta la fraternità
e a lui devono fermamente obbedire. 2 Alla sua morte, l'elezione del
successore sia fatta dai ministri provinciali e dai custodi nel Capitolo di
Pentecoste, al quale i ministri provinciali siano tenuti sempre ad intervenire,
dovunque sarà stabilito dal ministro generale; 3 e questo, una volta
ogni tre anni o entro un termine maggiore o minore, così come dal predetto
ministro sarà ordinato.
[97] 4 E se talora ai ministri provinciali ed ai
custodi all'unanimità sembrasse che detto ministro non fosse idoneo al servizio
e alla comune utilità dei frati, i predetti frati ai quali è commessa
l'elezione, siano tenuti, nel nome del Signore, ad eleggersi un altro come loro
custode. 5 Dopo il Capitolo
di Pentecoste, i singoli ministri e custodi possano, se vogliono e lo credono
opportuno, convocare, nello stesso anno, nei loro territori, una volta i loro
frati a capitolo.
[
Caput IX ]
De
praedicatoribus.
1
Fratres non praedicent in episcopatu alicuius episcopi, cum ab eo illis fuerit
contradictum. 2 Et nullus fratrum populo penitus audeat praedicare,
nisi a ministro generali huius fraternitatis fuerit examinatus et approbatus,
et ab eo officium sibi praedicationis concessum. 3 Moneo quoque et
exhortor eosdem fratres, ut in praedicatione, quam faciunt, sint examinata et casta eorum eloquia, ad
utilitatem et aedificationem populi, 4 annuntiando eis vitia et
virtutes, poenam et gloriam cum brevitate sermonis; quia verbum abbreviatum fecit Dominus
super terram.
CAPITOLO IX
DEI PREDICATORI
[98] 1 I frati non predichino nella diocesi di alcun
vescovo qualora dallo stesso vescovo sia stato loro proibito. 2 E
nessun frate osi affatto predicare al popolo, se prima non sia stato esaminato
ed approvato dal ministro generale di questa fraternità e non abbia ricevuto
dal medesimo l'ufficio della predicazione.
[99] 3 Ammonisco anche ed esorto gli stessi frati che,
nella loro predicazione, le loro parole
siano ponderate e caste ([12]), a
utilità e a edificazione del popolo, 4annunciando ai fedeli i vizi e
le virtù, la pena e la gloria con brevità di discorso, poiché il Signore sulla terra parlò con parole brevi ([13]).
[ Caput X ]
De admonitione et correctione fratrum.
1 Fratres, qui sunt ministri et servi aliorum
fratrum, visitent et moneant fratres suos et humiliter et caritative corrigant
eos, non praecipientes eis aliquid, quod sit contra animam suam et regulam
nostram. 2 Fratres vero, qui sunt subditi, recordentur, quod propter
Deum abnegaverunt proprias voluntates. 3 Unde firmiter praecipio
eis, ut obediant suis ministris in omnibus quae promiserunt Domino observare et
non sunt contraria animae et regulae nostrae. 4 Et ubicumque sunt
fratres, qui scirent et cognoscerent, se non posse regulam spiritualiter
observare, ad suos ministros debeant et possint recurrere. 5
Ministri vero caritative et benigne eos recipiant et tantam familiaritatem
habeant circa ipsos, ut dicere possint eis et facere sicut domini servis suis; 6
nam ita debet esse, quod ministri sint servi omnium fratrum. 7 Moneo
vero et exhortor in Domino Jesu Christo, ut caveant fratres ab omni superbia, vana gloria, invidia, avaritia; cura et sollicitudine huius
saeculi, detractione et murmuratione, 8 et non curent nescientes
litteras litteras discere; sed attendant, quod super omnia desiderare debent
habere Spiritum Domini et sanctam eius operationem, 9 orare semper
ad eum puro corde et habere humilitatem, patientiam in persecutione et
infirmitate 10 et diligere eos qui nos persequuntur et reprehendunt
et arguunt, quia dicit Dominus: Diligite
inimicos vestros et orate pro persequentibus et calumniantibus vos. 11
Beati qui persecutionem patiuntur propter
iustitiam, quoniam ipsorum est regnum caelorum. 12 Qui autem perseveraverint usque in finem hic
salvus erit.
CAPITOLO X
DELL'AMMONIZIONE E DELLA CORREZIONE DEI FRATI.
[100] 1. I frati, che sono ministri e servi degli altri
frati, visitino ed ammoniscano i loro frati e li correggano con umiltà e
carità, non comandando ad essi niente che sia contro alla loro anima e alla
nostra Regola.
[101] 2 I frati, poi, che sono sudditi, si ricordino che
per Dio hanno rinnegato la propria volontà. 3 Perciò comando loro
fermamente di obbedire ai loro ministri in tutte quelle cose che promisero al
Signore di osservare e non sono contrarie all'anima e alla nostra Regola.
[102] 4 E dovunque vi siano dei frati che si rendono
conto e riconoscano di non poter osservare spiritualmente la Regola, debbano e
possono ricorrere ai loro ministri. 5 I ministri, poi, li accolgano
con carità e benevolenza e li trattino con tale familiarità che quelli possano
parlare e fare con essi così come parlano e fanno i padroni con i loro servi; 6
infatti, così deve essere, che i ministri siano i servi di tutti i frati.
[103] 7 Ammonisco, poi, ed esorto nel Signore Gesù
Cristo, che si guardino i frati da ogni
superbia, vana gloria, invidia, avarizia ([14]),
cure o preoccupazioni di questo mondo ([15]),
dalla detrazione e dalla mormorazione.
[104] 8 E coloro che non sanno di lettere, non si
preoccupino di apprenderle, ma facciano attenzione che ciò che devono
desiderare sopra ogni cosa è di avere lo Spirito del Signore e la sua santa
operazione, 9 di pregarlo sempre con cuore puro e di avere umiltà,
pazienza nella persecuzione e nella infermità, 10 e di amare quelli
che ci perseguitano e ci riprendono e ci calunniano, poiché dice il Signore: «Amate i vostri nemici e pregate per quelli
che vi perseguitano e vi calunniano ([16]); 11 beati quelli che sopportano persecuzione a causa della giustizia,
poiché di essi è il regno dei cieli ([17]). 12 E chi persevererà fino alla fine, questi sarà salvo» ([18]).
[
Caput XI ]
Quod
fratres non ingrediantur monasteria monacharum.
1
Praecipio firmiter fratribus universis, ne habeant suspecta consortia vel
consilia mulierum, 2 et ne ingrediantur monasteria monacharum
praeter illos, quibus a sede apostolica concessa est licentia specialis; 3
nec fiant compatres virorum vel mulierum nec hac occasione inter fratres vel de
fratribus scandalum oriatur.
CAPITOLO XI
CHE I FRATI NON ENTRINO NEI MONASTERI DELLE
MONACHE
[105] 1 Comando fermamente a tutti i frati di non avere
rapporti o conversazioni sospette con donne, 2 e di non entrare in
monasteri di monache, eccetto quelli ai quali è stata data dalla Sede
Apostolica una speciale licenza.
[106] 3 Né si facciano padrini di uomini o di donne
affinché per questa occasione non sorga scandalo tra i frati o riguardo ai
frati.
[ Caput XII ]
De euntibus inter saracenos et alios infideles.
1 Quicumque fratrum divina inspiratione voluerint ire
inter saracenos et alios infideles petant inde licentiam a suis ministris
provincialibus. 2 Ministri vero nullis eundi licentiam tribuant,
nisi eis quos viderint esse idoneos ad mittendum. 3 Ad haec per
obedientiam iniungo ministris, ut petant a domino papa unum de sanctae Romanae Ecclesiae cardinalibus, qui sit gubernator,
protector et corrector istius fraternitatis, 4 ut semper subditi et
subiecti pedibus eiusdem sanctae Ecclesiae stabiles in fide catholica
paupertatem et humilitatem et sanctum evangelium Domini nostri Jesu Christi,
quod firmiter promisimus, observemus.
CAPITOLO XII
Dl COLORO CHE VANNO TRA I SARACENI E TRA GLI
ALTRI INFEDELI
[107] 1 Quei frati che, per divina ispirazione, vorranno
andare tra i Saraceni e tra gli altri infedeli, ne chiedano il permesso ai
loro ministri provinciali. 2 I ministri poi non concedano a nessuno
il permesso di andarvi se non a quelli che riterranno idonei ad essere mandati.
[108] 3 Inoltre, impongo per obbedienza ai ministri che
chiedano al signor Papa uno dei cardinali della santa Chiesa romana, il quale
sia governatore, protettore e correttore di questa fraternità,
[109] 4 affinché, sempre sudditi e soggetti ai piedi
della medesima santa Chiesa, stabili
nella fede ([19]) cattolica, osserviamo la povertà,
l'umiltà e il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, che abbiamo
fermamente promesso.
[ Nulli ergo omnino hominum liceat
hanc paginam nostrae confirmationis infringere vel ei ausu temerario contraire.
Si quis autem hoc attentare praesumpserit, indignationem omnipotentis Dei et
beatorum Petri et Pauli apostolorum eius se noverit incursurum. Datum Laterani
tertio kalendas decembris, Pontificatus nostri anno octavo].
[1]
Cfr. Mt 19,21.
[2]
Lc 9,62.
[3]
Cfr. 2Tm 2,14 e Tt 3,2.
[4]
Lc 10,5.
[5]
Lc 10,8.
[6]
Cfr. 1Ts 5,19.
[7]
1Pt 2,11.
[8]
Cfr. 2Cor 8,9.
[9]
Cfr. Gc 2,5.
[10]
Cfr. Sal 141,6.
[11]
Cfr. Mt 7,11.
[12]
Cfr. Sal 11,7 e 17,31.
[13]
Cfr. Rm 9,22.
[14]
Cfr. Lc 12,15.
[15]
Cfr. Mt 13,22.
[16]
Mt 5,44.
[17]
Mt 5,10.
[18]
Mt 10,22.
[19]
Cfr.
Col 1,23.
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